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27-1-2012
La Shoah La Memoria è la nostra identità.
Il 27 Gennaio 2012, nel sessantesimo anniversario dall’apertura dei cancelli di Auschwiz da parte dell’Armata Rossa, celebriamo per la dodicesima volta in Italia il Giorno della Memoria.
Questa data viene ricordata contemporaneamente in molti Paesi Europei, ed è diventata, importante e sentita dalle popolazioni e dalle Istituzioni.
Il tentativo di sterminio degli ebrei d’Europa perpetrato dai regimi dittatoriali nazi-fascisti, è una delle più vergognose vicende della storia umana.
Quelle leggi razziali stabilirono ,di far arrestare tutti gli Ebrei e di rinchiuderli nei campi di lavoro forzato e di sterminio, per eliminare del tutto lo loro razza ,ritenuta inferiore.
La stessa sorte toccò agli zingari, agli slavi, agli handicappati, ai neri, e a tutti coloro che , secondo i nazisti e i fascisti, non appartenevano alla razza bianca ariana, considerata superiore e pura, teorizzando la supremazia di uomini, su altri uomini e portando l’Europa e il mondo a una immane catastrofe.
Questa è una parte della nostra storia collettiva che deve scuotere le coscienze , e spingere persone a chiedersi come possa essere accaduto.
Il monito che la Shoah rappresenta è valido per tutta l’umanità, e per questo è necessario conoscere quel che è stato, perché non dobbiamo permettere che accada ancora.
L’orrore per quanto avvenuto durante la seconda guerra mondiale fu alla base della fondazione di una Europa incentrata sui valori dei diritti umani e della dignità di ogni persona;
infatti la dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo promulgata dalle nazioni unite nel 1948, recita :Tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali, in dignità e diritti.
L’Europa è la culla e depositaria del bagaglio morale, filosofico e culturale che quegli eventi, tragicamente, ci hanno lasciato.
E in un momento di crisi quale è quello che stiamo vivendo, è molto importante tenere presenti le radici e i valori sui quali si fonda il vivere nel nostro consesso civile, perchè la crisi può essere anche una risorsa , una opportunità e una occasione di riflessione e di verifica.
Al contempo occorre, senza allarmismi e con fermezza, tenere d’occhio le storture e i veleni , anche razzisti e xenofobi, che i momenti di difficoltà possono far emergere. Per questo oggi più di ieri dobbiamo prestare attenzione,operando per prevenire la deriva nazionalista e razzista di alcune frange della società, in Italia e all’estero.
31-12-2011
L’emergenza per il 2012 è il LAVORO
Stiamo per lasciare alle spalle un anno difficilissimo, che ha visto accentuarsi la crisi nel Paese e soprattutto nella nostra Regione. Sul versante occupazionale abbiamo registrato un aumento vertiginoso della cassa integrazione, il tessuto produttivo registra segni evidenti di peggioramento, le crisi aziendali sono aumentate, ad oggi non registriamo alcun segnale positivo.
Il tasso di disoccupazione è aumentato del 2% , il numero degli addetti ha subito una flessione, soprattutto nelle costruzioni dove si registra un meno , - 13,3% , ed un meno - 3.5% nei servizi.
In questi comparti ha influito la situazione e stata aggravata dalla crisi e dai tempi lunghi dei pagamenti della pubblica amministrazione. L’industria metalmeccanica non ha tenuto, infatti le crisi aperte (SMIT, Cantieri Navali,RER , ATME ,( Geomeccanica dove si registra un timido interesse )sono senza alcuna prospettiva.
Cosi come destano preoccupazioni fortissime la Solagrital di Boiano, Lo zuccherificio di Termoli, Mare Pronto, il futuro della stessa Fiat!
La difficile situazione dei trasporti, il cui taglio ha messo in difficoltà i cittadini rispetto alla Mobilità, e portato al licenziamento di decine di lavoratori.
LA Sanità Commissariata ,alle prese con un piano di rientro, con forti razionalizzazioni , che hanno compromesso l’erogazione minima dei livelli essenziali di assistenza e determinato uno stato emergenziale con carenza di servizi e contrazione delle coperture pubbliche dell’attività di tutela della salute.
Il recente Fallimento dell’IGEA medica, la situazione di incertezza che ancora vive il San Stefar, peggiora la condizione dei lavoratori e cittadini che pagano pesantemente questa condizione.
In questo contesto aumenta vertiginosamente il numero di persone, disoccupate, disoccupati di ogni età , tra cui i tantissimi giovani, che non hanno mai avuto la possibilità di avvicinarsi al mondo del lavoro,e semmai gli si è prospettata una possibilità è stata solo precaria.
Ovviamente la manovra finanziaria peggiorerà notevolmente la condizione sociale , dei Molisani, e di tutti quei lavoratori che hanno finito tutte le forme di ammortizzatori perché ,saranno senza lavoro, lontani dalla pensione,e senza un minimo di reddito,ma il dramma più grande è che a questi andranno ad aggiungersi altre le centinaia di lavoratori che nel prossimo anno perderanno il lavoro.
Per la Cgil, va varato subito un piano per il lavoro, per il 2012.
La CGIL ribadisce che non può essere quel documento di programmazione ,presentato dalla Giunta Regionale,il giorno 19 Dicembre u.s.. lo riteniamo fuori contesto e privo di ogni iniziativa tesa ad affrontare la grave crisi che investe il Molise.
Questa è la priorità per il Molise, insieme alla coesione sociale e del Welfare, che a nostro avviso va preservato a tutti i costi, ricercando le risorse attraverso strumenti Nazionali e Regionali e Comunitari.
Lavoro ,Welfare e giovani sono le priorità della CGIL Molise, Temi sui quali si chiede di aprire un confronto vero,e non di mera facciata a questo Governo Regionale rieletto il 16 e 17 Ottobre u.s.
La situazione è difficilissima, per questo non si possono più concepire e perseguire logiche passate, è necessario cambiare politica,è necessario una politica di investimento , che favorisca la crescita. E’ necessario un riordino della pubblica amministrazione, la riduzione degli sprechi, una politica per la salute, delle infrastrutture, dei trasporti , dell’ambiente, e del sapere. Bisogna aprire il confronto con le parti sociali nella discussione fin dall’inizio e non solo a valle , deve essere adottato metodo nella normalità ,ma nella gravità della situazione è condizione necessaria.
E con Questi propositi che vogliamo aprire il nuovo anno, con l’auspicio di poter ridare la speranza ai Molisani .Buon 2012 a tutti!!!!!!
21-12-2011
La tutela della salute e della sicurezza nel comparto pesca dinanzi l’ennesima tragedia sul lavoro
La tragedia in mare, che lunedì ha stroncato la vita del tunisino Mohamed Abwelhed e del suo connazionale Fathi M’Baya, rappresenta l’ennesima tragedia sul lavoro che, come spesso accade, colpisce i più umili e i più poveri.
Dinanzi tale sofferenza la commozione non basta: bisogna, al contrario, riflettere con attenzione su come le politiche della sicurezza vengono declinate nei luoghi ove si svolgono le attività lavorative.
In tale ottica, anche a bordo delle navi da pesca, diviene fondamentale determinare l’individuazione e la valutazione dei rischi; nel contempo vanno elaborati e rafforzati gli interventi migliorativi ed il monitoraggio continuo delle condizioni di lavoro e delle attrezzature.
Il processo di prevenzione, deve inoltre tener conto delle operazioni di pesca per ognuno dei diversi armamenti utilizzati nelle varie marinerie Italiane.
Per il comparto della pesca diviene ancor più delicato valutare il rischio legato sia all’ organizzazione del lavoro che allo stato di usura delle attrezzature di lavoro; così come diviene fondamentale monitorare il grado di informazione e formazione professionale del marittimo imbarcato.
Se questo ulteriore incidente, che segue di pochi mesi quello altrettanto grave accorso allo Zuccherificio, non servirà a dare un impulso vero alla diffusione della cultura della sicurezza, ci ritroveremo a piangere altri feriti ed altri morti.
La civiltà di un Paese non si misura dalla ricchezza prodotta ma dalla capacità di porre al centro la dignità della persona: occorre allora garantire risorse umane e finanziarie adeguate, affinché l’intera normativa sulla sicurezza acquisti valore sostanziale e non meramente formale.
21-12-2011
Un Comitato per superare il disagio Sociale dei Lavoratori in mobilità
A seguito del perdurare della crisi la Cgil Molise ha avviato la costituzione di un Comitato di lavoratori che, posti in mobilità, rischiano un ulteriore processo di emarginazione: molti cittadini hanno infatti terminato la mobilità in deroga, mentre altri cesseranno di usufruire dell’assegno a gennaio 2012.
Tale condizione sta stremando la vita e l’equilibrio sociale dei lavoratori e delle loro famiglie: un disagio che viene avvertito con particolare acutezza dagli ultracinquantenni che, anche a causa della riforma previdenziale, vedono ulteriormente allontanarsi il momento del pensionamento. Cittadini che, considerati troppo giovani per andare in pensione e troppo vecchi per poter essere ricollocati agevolmente nel mercato del lavoro, rischiano di rimanere senza reddito anche per 6/7 anni. Molti di loro, tra l’altro, già adesso, per sostenere i figli disoccupati o impegnati negli studi, sono costretti a chiedere aiuti finanziari all’interno della rete familiare. La stessa gestione domestica induce, per carenza di denaro, a tagliare addirittura le spese correnti e di prima necessità.
A fronte di tale situazione la Cgil richiede nuovamente, alla giunta ed all’intero consiglio regionale, di attivarsi onde reperire risorse finanziarie che garantiscano forme di sostegno al reddito, anche attraverso formule che superino il mero assistenzialismo.
Più in generale urgono interventi che sappiano proiettarsi verso soluzioni in grado di rispondere ai bisogni dei soggetti più fragili.
In tale ottica va convocata con la massima tempestività la Commissione Tripartita, onde verificare la sostenibilità economico-finanziaria rispetto ai bisogni dei soggetti che attualmente usufruiscono degli ammortizzatori sociali finanziati dalla Regione Molise.
Da parte sua, la scrivente Organizzazione, non mancherà di garantire proposte e progettualità in grado di guardare agli interessi generali della regione e del mondo del lavoro.
24-11-2011
Lettera Aperta Al Nuovo Consiglio Regionale
L’approssimarsi dell’avvio della X legislatura regionale deve divenire l’occasione per affrontare in modo concreto e celere le difficoltà dei cittadini espulsi dal mondo del lavoro: uomini e donne che, non reinserite in alcuna attività produttiva, risultano essere a forte rischio di esclusione sociale.
Solo nei primi sei mesi dell’anno il tasso di occupazione, come ci ricorda l’ultimo rapporto della Banca d’Italia, è diminuito attestandosi sui valori minimi dell’ultimo quinquennio (49,5 per cento); il tasso di disoccupazione è, invece, aumentato di circa 2 punti percentuali. Una dinamica che ha determinato una flessione di addetti soprattutto nelle costruzioni (-13,6%) e nei servizi (-3,5%). A questi settori vanno aggiunti quelli del tessile e dell’abbigliamento che hanno registrato un crollo delle esportazioni (- 22,9%); export in calo anche per i comparti pelle, accessori e calzature (-35,1%). Scarsa tenuta anche da parte dell’industria metalmeccanica (molti dei 1000 addetti che hanno perso il lavoro nel nucleo industriale di Pozzilli, provengono da questo settore merceologico). Va inoltre sottolineato come nel corso del 2010, vi sia stata una riduzione degli interventi legati agli ammortizzatori ordinari (–32,4%); mentre, nel contempo, sono cresciuti quelli straordinari ed in deroga: le stesse imprese, che hanno usufruito di tale tipo di ammortizzatore, sono cresciute di quasi un terzo. Tale processo, colto nella sua complessa articolazione, indica che la crisi fatica a rientrare entro parametri fisiologici.
A fronte di tali dati urge aprire un tavolo di crisi che affronti il destino delle ultime grandi industrie rimaste in Molise (Fiat, Zuccherificio e Solagrital); accanto a queste vanno monitorate e sostenute le piccole e medie imprese, proiettandole verso processi tesi a rafforzare gli investimenti in termini di innovazione e ricerca.
Risulta altrettanto preoccupante la condizione di quanti, terminata la mobilità in deroga, si ritrovano senza reddito e senza lavoro: molti di questi cittadini risultano essere ultracinquantenni (troppo giovani per andare in pensione e troppo vecchi per poter essere ricollocati agevolmente nel mercato del lavoro). Con i loro bassi assegni, non di rado, devono sostenere la condizione di disoccupazione dei figli. Molti non riescono più a sostenere le spese correnti (affitto, luce, gas, ma anche acquisto di generi alimentari).
La situazione è drammatica: una condizione di sofferenza che si consuma in un contesto sociale ove ben il 36,9% della popolazione considera scarse le proprie risorse economiche; a tale dato, va aggiunto un ulteriore 4,6% di residenti che le considera assolutamente insufficienti.
Per l’insieme di questi motivi la Cgil chiede, all’intero consiglio regionale, di attivarsi onde reperire risorse finanziarie che garantiscano forme di sostegno al reddito, anche attraverso formule che superino il mero assistenzialismo.
Nel contempo la scrivente Organizzazione, non mancherà di garantire proposte e progettualità in grado di guardare agli interessi generali della nostra regione.
8-11-2011
Sicurezza nelle scuole: specchio della civiltà di un paese
Il crollo della controsoffittatura nella scuola “Leopoldo Pilla” di Venafro, ci riporta ad affrontare il tema della sicurezza delle strutture che ospitano i nostri ragazzi. Fino alla morte dei 27 bambini della scuola di San. Giuliano di Puglia, il problema della sicurezza nelle scuole non era avvertito come un’emergenza nazionale. Mentre oggi si registra la nascita di comitati di genitori in tutta Italia volti a contrastare la fatiscenza e la pericolosità dell’edilizia scolastica. Ma a fronte di una società civile che ha preso pienamente coscienza della necessità di rivendicare maggiori diritti di cittadinanza, si registra il persistere di una colpevole ed irresponsabile disattenzione: un deficit di interventi, di controlli e di monitoraggio che sempre più spesso mettono a rischio la vita dei nostri figli: i bambini di San. Giuliano, come i giovani universitari morti nel crollo della casa dello studente dell’Aquila, costituiscono il simbolo di una Nazione incapace di tutelare la parte migliore del Paese.
Eppure nelle scuole statali studiano e lavorano oltre 9 milioni di persone operanti in 42.007 edifici che, troppo spesso presentano criticità di diversa natura:
• Il 42% degli istituti non possiede il certificato di agibilità statica;
• Il 15% non ha gli impianti elettrici a norma;
• Il 29% degli edifici scolastici è privo del certificato di agibilità sanitaria,
• Il 46% non ha scale di sicurezza;
• Il 14,9% non ha porte antipanico;
• Il 47,81% non ha il certificato di prevenzione incendi;
• Il 20% non ha effettuato prove di evacuazione.
La stessa età dell’edilizia scolastica risulta essere sensibilmente vecchia:
• Il 14,97% è stato costruito prima del 1900;
• Il 15,99% è stato costruito tra il 1900 e il 1940;
• Il 37,84% è stato costruito tra il 1940 e il 1974;
• Il 21,09% è stato costruito tra il 1974 e il 1990;
• Il 10,12% è stato costruito tra il 1990 e il 2006.
Nel contempo, gli infortuni offrono una rappresentazione molto preoccupante:
a) infortuni degli alunni
• nel 1999 vennero denunciati all’INAIL 79.168 casi;
• nel 2000 i casi denunciati sono stati 82.281;
• nel 2001 gli infortuni denunciati sono saliti addirittura a 89.176;
• nel 2002 gli infortuni denunciati 88.682;
• nel 2003 gli infortuni denunciati 88.581;
• nel 2004 gli infortuni censiti 90.570;
• nel 2007 gli infortuni censiti 90.478
b) infortuni degli insegnanti
• nel 1999 sono stati denunciati 4.393 casi;
• nel 2000 i casi denunciati sono stati 4.988;
• nel 2001 i casi censiti sono stati 5.978;
• nel 2003 i casi censiti sono stati 5.209;
• nel 2004 i casi censiti sono stati 5.290;
• nel 2007 i casi censiti sono stati 12.912
L’insieme di questi dati impone di affermare, senza ulteriori ritardi, interventi che siano risolutivi e che diano risposte ai cittadini che devono vedere nella scuola un luogo sicuro: una dimensione di studio e di lavoro, rispetto alla quale, tutte le istituzioni devono saper garantire interventi degni di un Paese civile.
31-10-2011
Era il 31 ottobre 2001, alle ore 11.32, la terra in Molise si mise a tremare, da quel momento cambiò la vita per centinaia di famiglie Molisane.
A San Giuliano cambiò la vita, tragicamente, per quelle 27 famiglie che avevano mandato i propri piccoli a scuola, credendoli in un luogo sicuro ,e per quella della maestra , e cambiò la condizione di vita per i tanti che persero la propria casa, nei tredici comuni del cratere, che oggi ancora aspettano di tornare alla normalità.
Mentre continuiamo ad interrogarci, sulle responsabilità, su come poteva essere evitato, su come potrebbero essere evitati tutti i disastri che accadono sul territorio e che quotidianamente mettono a rischio la vita delle persone, registriamo purtroppo ,che a nove anni da quel terribile 31ottobre, 1500 persone sono ancora fuori casa.
Tra questi ,tanti anziani, che dovranno trascorrere ancora un freddo inverno nelle casette orami divenute baracche, con disagi maggiori, con meno servizi, meno assistenza, meno sanità, conseguenze dei tagli delle risorse ai comuni da parte Governo Nazionale!
Intanto va detto che necessitano, 350 milioni di Euro per ultimare la ricostruzione, e che bisogna recuperali .Come va detto che il Molise è stato oggetto , nelle cronache giornalistiche nazionali, per come ha speso male le risorse finanziarie che aveva a diposizione,con conseguenze negative sui cittadini Molisani ed il territorio, in termini di sicurezza e lavoro.
Dopo quella tragedia il Molise doveva cambiare l’agenda, ma soprattutto poteva , se solo avesse utilizzato bene le risorse economiche stanziate,nel segno del rigore, e soprattutto con un programma serio di interventi sia di messa in sicurezza del territorio che di ripresa produttiva, anche con l’avvio di piccole opere che avrebbero dato una boccata di ossigeno alle tante imprese edili molisane ed ai lavoratori del settore.
Vorremmo poter dire al nascente terzo Governo IORIO che , tra le priorità della sua agenda, concretamente realizzasse il cartello elettorale del milione e 350 mila euro della delibera CIPE e tra questi la ricostruzione.
Il 31 ottobre del 2012 vorremmo poter ricordare quella data, con quelle 1500 persone nelle proprie abitazioni, con un lavoro e con dei servizi idonei alla loro condizione!
7-10-2011
Difficoltà occupazionali: criticità e possibili interventi
La crisi produttiva che sta investendo il Molise ha determinato un impoverimento generalizzato della regione: di riflesso i consumi delle famiglie si sono ridotti e gli investimenti sono diminuiti. Mentre la disoccupazione totale, pari al 12,2%, risulta essere superiore alla media nazionale (8,6%). La stessa disoccupazione regionale femminile (18,7%) è doppia rispetto a quella maschile (8,4%).
Nel corso del 2009 la Cig è aumentata del 538%: un dato estremamente elevato che continua ha destare, anche nel corso del 2011, serie preoccupazioni in quanto la Cig nelle sue diverse articolazioni (Cigo – Cigs – Cigd) ha, registrato un calo non superiore al 13%, mentre la Cigs è cresciuta del 33,1%.
Il calo della produzione industriale, investe l’esistenza di migliaia di uomini e di donne, appartenenti alle grandi aziende, ma anche alle tante imprese dell’indotto dislocate sul territorio molisano: migliaia di ore di cassa integrazione e di mobilità, stanno stremando la vita e l’equilibrio sociale dei lavoratori e delle loro famiglie.
Ma l’atavica carenza di occupazione, ci pone anche dinanzi a nuclei familiari economicamente deboli: famiglie a maggioranza monoreddito, al cui interno oltre il 50% della popolazione, risulta essere composta da casalinghe, studenti, pensionati e disoccupati.
Questo breve scenario richiede interventi che sappiano proiettarsi verso soluzioni in grado di rispondere ai bisogni di sistema e dei soggetti più fragili.
A tal fine, pur apprezzando la mole delle risorse messe in campo dalla Regione Molise per finanziare gli ammortizzatori sociali, si individuano fattori di fragilità che vanno affrontati con grande celerità.
A tal fine risulterebbe utile favorire i seguenti interventi:
• Formazione: troppi lavoratori in Cig e in Mobilità continuano a non essere inseriti nei percorsi di formazione professionale; si impone, inoltre, un’analisi rigorosa del rapporto costi benefici rispetto agli esiti occupazionali ed al più complesso processo di reinserimento lavorativo;
• Industria: monitoraggio e sostegno alle attività produttiva da attuarsi non solo nei momenti di crisi, ma anche durante le fasi in cui non si ricorre agli ammortizzatori sociali; tale dinamica deve tendere a verificare la congruenza degli investimenti in termini di innovazione dei processi e dei prodotti; più in generale, si tratta di monitorare l’efficienza e l’efficacia degli interventi posti in atto (dalla progettazione alla commercializzazione dei prodotti). Un’attenzione che va rivolta soprattutto alla piccola e media impresa;
• Lavoratori anziani: Accompagnamento alla pensione di quanti, terminata la mobilità in deroga, gli mancano pochi anni al raggiungimento dei requisiti pensionistici: a tal fine,urge, una verifica dettagliata, dell’età anagrafica e della posizione contributiva di ciascun lavoratore che usufruisce di questa tipologia di ammortizzatori;
• Centri per l’impiego: assicurare la definitiva strutturazione del servizio di ricollocazione lavorativa presente presso i Centri per l'Impiego attraverso l'implementazione delle Progettazioni esecutive dei Piani Organizzativi delle Aree della ricollocazione lavorativa collegati al programma ministeriale Welfare to Work onde dare risposte appropriate alla parte più sofferente del mondo del lavoro;
• Autoimprenditorialità: emanazione con maggiore celerità dei bandi di auto-impiego, soprattutto a favore dei soggetti più giovani.
I mesi che ci attendono, come è facile prevedere, non saranno semplici: per tale motivo ogni intervento dovrà essere studiato con la consapevolezza che, dietro i numeri e le percentuali, vi è sempre la sofferenza di uomini e donne dal futuro incerto.
30-9-2011
In data 01/10/2011 dalle ore 10:00 alle ore 13:00 e dalle 17:00 alle 20:00, avrà inizio a Campobasso (P.zza Municipio), la raccolta firme a sostegno delle due leggi di iniziativa popolare tese a riconoscere il diritto di cittadinanza ai figli degli immigrati nati in Italia, e il riconoscimento, a tutti gli immigrati residenti da almeno cinque anni nel nostro Paese, del diritto di voto nel corso delle consultazioni amministrative.
L’iniziativa, di carattere nazionale, si inserisce nella Campagna per i diritti di cittadinanza “L’Italia sono anch’io. Più specificatamente la proposta di legge, riguardante coloro che nascono sul territorio italiano, introduce il principio dello ius soli: sono cittadini italiani i nati nel nostro Paese che abbiano almeno un genitore legalmente soggiornante da almeno un anno, il quale ne faccia richiesta. In secondo luogo si prevede che siano Italiani coloro che nascono sul nostro territorio da genitori stranieri nati in Italia, a prescindere dalla condizione giuridica di quest’ultimi: un principio che tende a risolvere situazioni paradossali di bambini che pur essendo nati in Italia, da genitori stranieri a loro volta nati in Italia, non solo non hanno la cittadinanza italiana, ma spesso neanche un titolo di soggiorno: un processo che determina una condizione di limbo ingiustificabile, una sorta di apolidia familiare che non può essere in alcun modo tollerata. La proposta di legge riconosce, inoltre, un diritto per i tantissimi minori che crescono e vivono in Italia da italiani: i bambini e le bambine che, nati in Italia da genitori privi di titolo di soggiorno, o entrati in Italia entro il 10° anno di età, vi abbiano soggiornato legalmente, possono diventare italiani con la maggiore età se ne fanno richiesta entro due anni. Un percorso che dà una certezza ai bambini e alle bambine di poter diventare cittadini una volta maggiorenni. Inoltre, su richiesta dei genitori, diventano cittadini italiani i minori che hanno frequentato un corso di istruzione.
La proposta di legge intende, tra l’altro, impegnare i Sindaci, come vertici delle istituzioni più vicine ai cittadini e in un principio di territorialità, nel ruolo di presentazione al Presidente della repubblica della istanza di cittadinanza. La domanda inoltre può venire presentata da uno straniero legalmente soggiornante da 5 anni (e non da 10 anni).
Questa, in sintesi, la proposta che vedrà impegnato il comitato promotore che, oltre alla Cgil, conta l’adesione di tantissime altre associazione di natura laica e cattolica.
19-9-2011
La tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro attende risposte appropriate
Dinanzi all’ennesimo incidente, verificatosi presso lo zuccherificio del Molise, la Cgil risolleva nuovamente le problematiche connesse alla tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.
A distanza di meno di due mesi dall’incidente mortale del 39enne lavoratore marocchino Lagtaibi Abderrahman, si torna a rivivere il dramma di due lavoratori che, gravemente feriti da un getto di acqua bollente, si trovano in gravissime condizioni presso il Centro Grandi Ustionati del Cardarelli di Napoli.
La gravità dell’accaduto ripropone l’urgenza di porre la massima attenzione ai dati tecnici e a tutti gli aspetti utili ai fini di favorire una migliore prevenzione all’interno dei siti produttivi.
Urge altresì aumentare la sicurezza del lavoro nel settore degli appalti, fissando regole più certe ed evitando di perseguire il ricorso al massimo ribasso quale criterio di valutazione delle offerte, contrastando, nel contempo, la pratica del subappalto.
Si chiede inoltre che vengano stanziate sufficienti risorse economiche ed umane, affinché i soggetti addetti alla vigilanza, siano posti nella condizione di espletare compiutamente le proprie funzioni di controllo.
A fronte di quanto sopra esposto si richiede con urgenza la convocazione del Comitato Regionale per la tutela della salute, affinché ogni uomo ed ogni donna, si vedano riconosciuti un diritto di cittadinanza vero: un diritto, che non può venire soddisfatto con la mera e semplice solidarietà del momento, e che, tuttora, attende di essere soddisfatto rispetto a quanto accade nei paesi più evoluti del continente europeo.
23-8-2011
Petizione popolare contro una diversa collocazione delle festività civili
Nel Decreto legge in materia economica, approvato di recente dal Consiglio dei Ministri, è prevista una norma con la quale si vorrebbe modificare la collocazione temporale di tre festività civili e laiche (fra l’altro, le uniche) per spostarla in un altro giorno (venerdì o lunedì) o per accorparla con la domenica.
In un provvedimento iniquo, e che noi contrastiamo con forza, si colloca così anche una norma che colpisce l’identità e la storia del nostro Paese.
Le ricorrenze civili vanno celebrate con attenzione e rispetto, in quanto rappresentano un patrimonio collettivo: per tale motivo, i valori, che esse racchiudono, non vanno ridotti ad un momento residuale.
Bisogna allora mantener vivo il ricordo della Liberazione del nostro Paese dalla feroce dittatura fascista; la stessa celebrazione del passaggio alla Repubblica parlamentare costituisce una tappa fondamentale della nostra storia; così come non va dimenticato il valore della celebrazione del Lavoro come strumento di dignità per milioni di donne e di uomini che ogni giorno, con la loro intelligenza e fatica, consentono al Paese di crescere e progredire.
Va tra l’altro evidenziato come, il beneficio economico che ne deriverebbe, risulterebbe essere irrisorio; mentre i costi civili, sul versante della memoria e dell’identità, sarebbero, se la norma venisse confermata, di gran lunga maggiori.
Infine, è sufficiente un confronto con altre Nazioni, per comprendere come in Italia via sia un numero contenuto di festività civili; al contrario in altri Paesi le stesse ricorrenze vengono celebrate e custodite con attenzione.
Bisogna che ognuno di noi si faccia carico di dichiarare la propria contrarietà a questa decisione coinvolgendo il maggior numero di cittadini possibile.
Per questo chiediamo di aderire alla Petizione riportata sul sito della Cgil Nazionale(www.cgil.it); si può inoltre firmare presso tutte le sedi della Cgil-Molise.
22-8-2011
Inopinatamente, il comatoso Governo Berlusconi, ha inserito nella manovra Finanziaria di ferragosto, la rimozione del sistema di tracciabilità dei rifiuti.
Tale sistema , SISTRI, approvato e finanziato con soldi dei contribuenti solo due anni fa, avrebbe permesso, con il previsto supporto informatico, di individuare e verificare eventuali inosservanze, inadempimenti o reati, nel trasporto o nello smaltimento di rifiuti speciali, da parte di Aziende produttrici o dei vettori adibiti al trasporto.
A giustificazione del provvedimento il Governo ha eccepito la inapplicabilità del sistema denunciato da alcune imprese artigiane. Restiamo sbalorditi rispetto a siffatte motivazioni che hanno portato alla cancellazione del sistema, per il semplice motivo che la inapplicabilità del sistema non è stato possibile verificarla in quanto lo stesso non è mai stato implementato. Infatti la società a cui, senza indire alcuna gara, era stata affidata la realizzazione e la gestione, la Selex di Finmeccanica, era in ritardo di un anno rispetto alla data di definitiva implementazione del sistema. Sarebbe stato sufficiente, per mettere a regime il Sistri, richiamare agli obblighi contrattuali, la stessa Società. Sventolare quindi, la inapplicabilità prima della sua completa applicazione, ci sembra francamente strumentale e ridicolo.
Intanto le organizzazioni criminali e le ecomafie, sentitamente ringraziano. Ricevono un regalo gradito ed inaspettato, annunciato tra l’altro non dal Ministro dell’Ambiente ma da un Ministro leghista, preoccupato di compiacere qualche suo personale elettore. Ed il Ministro che dovrebbe salvaguardare ambiente e territorio? oltre a prendere figurativi schiaffi dal suo omologo leghista, che come tutti gli italiani, la considera un ectoplasma, semplicemente non c’è. Siamo a Ferragosto, pochi rinunciano al Lido, tantomeno la Prestigiacomo, che visto il suo scarsissimo rendimento, a nostro parere farebbe bene a ritirarsi dalla vita istituzionale, così da andare in vacanza anche tutto l’anno, ma non a spese dei contribuenti.
Come e perchè, tale provvedimento possa essere inserito in una manovra finanziaria, non è dato saperlo, considerato che smantellare il Sistri non comporta risparmi di spesa, in quanto le risorse destinate a tale scopo sono già state utilizzate, anzi sperperate, alla luce della soppressione del Sistema.
Da documenti redatti dalla DIA, si evince l’interesse delle ecomafie per il territorio molisano, quindi la sua popolazione è esposta a rischi ambientali di enorme portata, data anche la contiguità di questo territorio a regioni con alto tasso di infiltrazione di organizzazioni malavitose. Un sistema di smaltimento di rifiuti speciali mutilato della tracciabilità degli stessi, potrebbe favorire pericolose violazioni alla norme di salvaguardia ambientale, i cui effetti dannosi, oltreché pericolosamente insalubri per la popolazione residente, avrebbero un risvolto economico negativo rispetto alle inevitabili bonifiche dei territori violentati dai crimini ambientali.
Riteniamo piuttosto, che il Governo, pur di liberarsi della vicinanza imbarazzante della Selex , il cui Amministratore Delegato Sabatino Stornelli, è indagato dalla Procura di Napoli per il reato di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, abbia deciso di mettere in discussione tutto il sistema. Con tutta la superficialità e l’incompetenza che ha sempre contraddistinto l’azione del Governo, si è deciso di buttare l’acqua insieme al bambino.
Giorgio Simonetti Segretario Confederale CGIL
26-7-2011
Fermiamo le morti bianche Affermiamo una diversa civiltà del lavoro
La morte sul lavoro del 39enne marocchino Lagtaibi Abderrahman , ripropone i problemi collegati alla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Questa volta si piange il decesso di un cittadino immigrato: nella nostra regione si ha una presenza di lavoratori stranieri, sul totale degli occupati, pari al 12,5% rispetto al 16,1% dell’Italia ed al 9,8% del Sud. Mentre le retribuzioni, delle lavoratrici e dei lavoratori immigrati, risultano essere le più basse d’Italia (8.439 euro annui).
Più in generale, nel nostro Paese si registrano ottocentomila infortuni ufficiali che colpiscono maggiormente lavoratori immigrati e precari. Si contano inoltre 200.000 infortuni non denunciati a causa del lavoro nero; nel contempo, innumerevoli incidenti sono occultati sotto forma di malattia oppure, più semplicemente, vengono denunciati come infortunio domestico.
Dinanzi tale scenario si ha l’obbligo di dare risposte certe alle sofferenze morali, psicologiche e fisiche dei lavoratori e delle loro famiglie: costi umani, sociali ed economici che non devono essere considerati una normalità come viene ricordato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, dall’Oil e dalla vigente normativa nazionale. La stessa Costituzione, attraverso l’art.41, ricorda che “l’iniziativa privata è libera, ma non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana”.
Il riconoscimento del diritto sancito dal Decreto Legislativo n.81 del 9 aprile 2008, impone come sottolinea l’Art. 1 “l'uniformità della tutela delle lavoratrici e dei lavoratori sul territorio nazionale attraverso il rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, anche con riguardo alle differenze di genere, di età e alla condizione delle lavoratrici e dei lavoratori immigrati”. Tutti i cittadini devono dunque essere tutelati a prescindere dal luogo di residenza, dalla nazionalità e dalle caratteristiche anagrafiche. Ogni lavoratore, come sottolinea l’art.2 del relativo decreto, va considerata “una persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un'attività lavorativa nell'ambito dell'organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione”.
Il diritto positivo acquista però valore sostanziale, e non meramente formale solo se vengono stanziate sufficienti risorse economiche ed umane, affinché i soggetti preposti alla vigilanza, siano posti nella condizione di espletare compiutamente le proprie funzioni di controllo.
Si impone, inoltre, la necessità di porre la massima attenzione agli incidenti ripetitivi e più frequenti occorsi nei vari settori, con riguardo ai dati tecnici e a tutti gli aspetti utili ai fini di una migliore prevenzione.
Urge altresì aumentare la sicurezza del lavoro nel settore degli appalti, fissando regole più certe ed evitando di perseguire il ricorso al massimo ribasso quale criterio di valutazione delle offerte, contrastando, nel contempo, la pratica del subappalto.
Serve, con altrettanta incisività diffondere in modo capillare la cultura della sicurezza affinché questa diventi patrimonio dell’intera collettività: a tal fine occorre garantire risorse adeguate non solo per la formazione/informazione dei lavoratori e dei datori di lavoro, ma anche per lo sviluppo di appositi insegnamenti all'interno della scuola e dell'università.
Antonello Miccoli
Segretario Confederale
19-7-2011
“SUPERTICKET DAL 18 LUGLIO: tassa insopportabile che favorisce privati”
“E’ positiva, e va estesa, la decisione di alcune regioni di ‘congelare’ l’applicazione dei superticket da dieci euro: ora il governo li abolisca”. La Cgil sottolinea positivamente la decisione assunta da diverse regioni di non applicare la misura dei ticket sanitari introdotta dalla manovra economica; queste, infatti, hanno ritenuto necessario trovare una soluzione che non scarichi sui cittadini il peso di una misura iniqua e punitiva. Ma non è giusto, né potrà reggere a lungo, affidare la soluzione alle singole regioni che sono già duramente colpite dai tagli della manovra: “spetta al governo intervenire abolendo questa insopportabile tassa sui malati che oltretutto danneggia il servizio sanitario a favore del mercato privato della sanità”.
16-6-2011
Benefici pensionistici peri lavori usuranti (D.lgs n. 67/2011)
Si rende noto che, dopo una lunga attesa, nella Gazzetta Ufficiale n. 108 dell’ 11/05/2011 è stato pubblicato il Decreto Legislativo n. 67 del 21 Aprile 2011 entrato in vigore dal 26/5/2011, anche se entro il 30 giugno p.v. dovrà essere notificato il decreto applicativo della cosiddetta “Legge sui lavori usuranti”.
Finalmente, viene affermato che non tutti i lavori sono uguali e che esistono condizioni di lavoro più gravose che vanno quindi riconosciute.
Il decreto, nato dall’accordo welfare 2007, che dà diritto all’anticipo del pensionamento, è stato fortemente voluto dalla Cgil e, anche se riguarda una ristretta platea di lavoratori e lavoratrici, è da ritenersi un importante risultato.
Potranno accedere alla pensione di anzianità con i requisiti ridotti le seguenti categorie di lavoratori dipendenti (o lavoratori autonomi, purché dipendenti nei 10 anni precedenti la maturazione del requisito pensionistico):
1. lavoratori impegnati in mansioni particolarmente usuranti come previsto
dal “decreto Salvi” (lavoro in galleria, cava o miniera; lavori svolti da
palombari, lavori ad alte temperature, lavori di asportazione dell’amianto...);
2.“lavoratori vincolati” (addetti alla catena);
3. lavoratori con turni notturni:
- che svolgono attività per almeno 3 ore tra la mezzanotte e le 5 del mattino per l’intero anno lavorativo o per almeno 78 notti di lavoro all’anno;
- per coloro che prestano attività a turni inferiori alle 78 notti/anno il beneficio spetterà in misura ridotta: 2 anni per chi svolge dalle 72 alle 77 notti/anno; 1 anno per chi svolge dalle 64 alle 71 notti/anno;
4. lavoratori che conducono veicoli pesanti adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo con almeno 9 posti.
Per le pensioni da liquidare entro il 31.12.2017 l’anticipo è concesso purchè il lavoratore abbia svolto una o più delle attività usuranti per un periodo di tempo pari ad almeno 7 anni negli ultimi 10, compreso l’anno di maturazione dei requisiti.
LAVORATORI CON BENEFICI PIENI
Nel periodo dal 1.7.2008 al 31.12.2011, l’anticipo del pensionamento varia tra 1 e 3 anni in riferimento all’età anagrafica (hanno titolo i soggetti nati tra il 1951 e il 1954) e tra 1 e 2 unità in relazione alla somma di età anagrafica e anzianità contributiva (quota 93 per l’anno 2009 e 94 per il 2010/2011).
LAVORATORI CON BENEFICI RIDOTTI
Nel periodo dal 1.7.2009 al 31.12.2011 per i lavoratori notturni con meno di 78 notti/anno l’accesso alla pensione di anzianità è anticipato, in ragione del numero di notti lavorate, di:
• 2 anni per coloro che lavorano tra 72/77 notti/anno (nati negli anni 1952 e 1953) e che tra età e contribuzione raggiungono quota 93 per il II semestre 2009 e 94 negli anni 2010 2011;
• 1 anno per coloro che lavorano tra 64/71 notti/anno (nati negli anni 1951 e 1952) e che tra età e contribuzione raggiungono quota 93 per il II semestre 2009 e 94 negli anni 2010 - 2011.
L’anticipazione del diritto alla pensione per i lavoratori usurati spetta purché sussista:
? il requisito contributivo minimo di 35 anni (con esclusione della contribuzione figurativa da malattia non integrata e da disoccupazione);
? il requisito minimo di età pari a 57 o più anni;
? il regime di decorrenza del pensionamento vigente al momento della maturazione dei requisiti (finestre semestrali fino al 2010 e a scorrimento dal 2011).
Per il 2011, la domanda di riconoscimento dello svolgimento di attività usuranti va presentata all’Istituto previdenziale presso il quale il lavoratore è iscritto entro la data del 30 settembre 2011, qualora il soggetto abbia già maturato o maturi i requisiti agevolati per il diritto a pensione entro il 31 dicembre 2011.
A partire dal 2012, il termine per la presentazione delle domande sarà il 1° marzo di ogni anno.
Per chi ha già cessato il lavoro senza diritto a pensione, i benefici sono esigibili dal 26 maggio 2011, data di entrata in vigore della legge.
A CHI SPETTANO? QUALI SONO I BENEFICI QUAPRESENTAREDOMANDAQUALE La domanda deve essere corredata di documentazione di data certa necessaria a dimostrare la sussistenza dei requisiti soggettivi (tipologia dell’attività svolta) ed oggettivi (durata dell’attività) per il diritto all’anticipo al pensionamento.
Tra la documentazione che può essere prodotta sono indicati i prospetti di paga, copia del libro matricola, del registro di impresa o del libro unico del lavoro, del libretto di lavoro, del contratto individuale di lavoro indicante il Contratto collettivo nazionale di lavoro applicato, del contratto aziendale, documenti che attestino il livello di inquadramento, copia degli ordini di servizio, di registri delle presenze, etc. Tale documentazione può essere prodotta dal lavoratore o dal datore di lavoro.
Importante sarà il ruolo delle Rappresentanze Sindacali Unitarie affinché la consegna della documentazione probante da parte dell’azienda avvenga nel più breve tempo possibile, visto che il decreto prevede che, in caso di domanda tardiva, la decorrenza della pensione
verrà differita proporzionalmente al ritardo.
Una volta in possesso della documentazione ci si potrà rivolgere al patronato Inca che offrirà l’assistenza necessaria per acquisire il diritto al pensionamento anticipato.
9-5-2011
9 Maggio per ricordare le vittime del terrorismo e delle stragi.
Il 9 Maggio 1978,è il giorno in cui Aldo Moro, Presidente della Democrazia Cristiana,veniva fatto trovare ucciso dalle Brigate Rosse ,dopo 55 giorni di soffertissima prigionia. E lo stesso giorno,Giuseppe Impastato, meglio noto come Peppino,famoso per le denunce delle attività della mafia in Sicilia,veniva assassinato da Cosa Nostra, con una carica di tritolo posta sotto il corpo adagiato sui binari della ferrovia.
Il Presidente della Repubblica,Giorgio Napolitano, ha istituito una speciale giornata della memoria, al ricordo dei servitori dello Stato che hanno pagato con la vita la loro lealtà alle Istituzioni Repubblicane, in particolare ai dieci giudici caduti negli anni di piombo.
“Si muore in genere,perché si è soli”,queste sono le parole del Giudice Giovanni Falcone,”loro sono morti perchè noi non siamo stati abbastanza Vivi” cosi commentava il procuratore Caselli.
E oggi giornata della memoria il nostro pensiero e la nostra gratitudine deve andare ai servitori dello Stato,alle loro famiglie,che hanno vissuto,e non dimentichiamo vivono la quotidianità,spesso nella solitudine,il dramma della perdita dei loro cari.
La memoria è importante ,ma non bisogna lasciare soli i vivi, quelli che ci sono e ogni giorno lottano contro la criminalità, il malaffare e le ingiustizie a difesa del bene comune. Oggi in Italia c’è bisogno di concretezza,in funzione della lotta che oggi si combatte ,anche con importanti successi,soprattutto contro la criminalità organizzata, ma più in generale in funzione di uno sviluppo economico ,politico e civile degno delle tradizioni democratiche e del ruolo dell’Italia.
Una giornata che ,a poco meno di un mese dalla comparsa dei manifesti sui muri di Milano che accostavano i magistrati milanesi alle Brigate Rosse,acquista un significato ancor più profondo.
Erminia Mignelli Segretario Generale CGIL
7-5-2011
CGIL ABRUZZO MOLISE PUGLIA: NO AL PETROLIO IN ADRIATICO
CGIL Abruzzo, Molise e Puglia danno il loro sostegno alla Manifestazione indetta da un vasto movimento di associazioni, istituzioni e cittadini, di Abruzzo, Molise e Puglia per sabato, 7 maggio a Termoli per dire NO alla petrolizzazione dell’Adriatico.
Le nuove autorizzazioni concesse dal Ministero dell’ambiente per la ricerca di petrolio a nord delle isole Tremiti e lungo le coste abruzzesi, a 12 Km da Francavilla-Pescara- Montesilvano costituiscono motivo di preoccupazione per lo sviluppo di attività estrattive che possono costituire causa di gravi rischi ambientali per un mare come l’Adriatico, e compromettere importanti attività economiche e produttive legate alla qualità ambientale, quale il turismo la pesca e agricoltura di qualità. L’idea di trasformare le coste adriatiche nella più vasta area di ricerca ed estrazione di idrocarburi del paese è una prospettiva nefasta che muterebbe radicalmente la qualità ambientale delle aree interessate ed imporrebbe un modello di sviluppo antistorico che annullerebbe gli sforzi sin qui compiuti in queste regioni di una riconversione economica verso un futuro basato sulla sostenibilità e la valorizzazione delle risorse ambientali. Pensiamo al sistema di parchi abruzzesi, alle aree protette costiere delle tre regioni, all’importanza delle isole Tremiti, alla qualità delle acque e dei litorali interessati. Non è vero che le attività estrattive possano facilmente convivere con tutto ciò, come una presenza sicura e neutrale rispetto al contesto; ne condizionerebbero invece inevitabilmente il futuro. Per queste ragioni la CGIL in Abruzzo non ha siglato il patto tra Confindustria Chieti e OO.SS. per rilanciare le attività legate alla ricerca ed estrazione di idrocarburi .
Bisogna fermare tutto questo. La CGIL delle tre regioni lo afferma con la consapevolezza di una organizzazione sociale che si batte per costruire una prospettiva in grado di rispondere alle richieste di lavoro e benessere dei lavoratori, dei giovani. C’è occupazione preziosa legata alla riqualificazione e valorizzazione dell’ambiente dei nostri territori: turismo, enogastronomia ed agricoltura di qualità, attività culturali. Il futuro risiede nel rilanciare e consolidare il modello di sviluppo sostenibile capace di misurarsi con le sfide imposte dai cambiamenti climatici a partire da una politica energetica che rifiuti il nucleare e punti a fare di queste regioni punto di riferimento per la produzione, ricerca e innovazione di energie rinnovabili; risparmio ed efficienza energetica. Sono alcuni dei temi alla base dello sciopero generale nazionale del 6 maggio indetto dalla CGIL, con manifestazioni in tutte le province, per ridare un futuro ai giovani, rilanciare l’occupazione e difendere i diritti
Ed infine la CGIL Abruzzo, Molise e Puglia considera inaccettabile che si ignori il parere delle popolazioni, espresso attraverso le loro associazioni ed istituzioni, sulla vocazione e qualità dello sviluppo del loro territorio e si sente parte di questo vasto movimento.
Le Segreterie CGIL Abruzzo, Molise, Puglia
30-4-2011
1° Maggio festa dei Lavoratori.
Il 1° Maggio è la festa dei lavoratori,questa data è stata scelta per ricordare le lotte operaie per i diritti e le otto ore lavorative
Questo primo maggio ,assume un significato particolare,a 150 anni dell’unità Nazionale,Festeggiarlo significa sottolineare il valore storico che il mondo del lavoro ha avuto nella costruzione del nostro Paese, libero e democratico. Un valore alto per il contributo dato alla crescita sia per la modernizzazione ,sia per quello derivato dalle conquiste sociali.
Il valore del lavoro, i diritti , conquistati con duri anni di lotte oggi vengono messi in discussione, pertanto devono trovare in questo primo Maggio un momento di rilievo.
Il solo fatto delle aperture degli esercizi in città come Milano, Torino , Genova,Roma,sviliscono il lavoro che si perde dietro la logica del profitto e del guadagno.
In nome della crisi si vuole attuare un peggioramento delle condizioni di lavoro, come se questo potesse servire ad incentivare i consumi ed a favorire la ripresa.
Non è questo di cui hanno bisogno i cittadini, bensì di risorse economiche vere per poter spendere,.La ragione per cui i lavoratori, i pensionati , i cittadini non fanno acquisti non risiede negli orari di apertura che sono limitati ai giorni feriali, bensì perché non ce la fa più ad andare avanti, la crisi ha letteralmente messo in ginocchio le famiglie.
Bisogna avviare una riforma fiscale che diminuisca la tassazione sul reddito da lavoro,da pensione,che incentivi gli investimenti produttivi,spostando il carico sulle rendite ed i patrimoni.
Le risorse necessarie vanno recuperate attraverso una più efficace lotta all’evasione fiscale e all’illegalità, attraverso un ruolo attivo degli enti preposti.
In Molise non è più sostenibile l’immobilismo del governo Regionale ,mentre si stanno consumando crisi irreversibili, basta citare il nucleo industriale di Venafro ,le aziende dell’indotto del settore metalmeccanico. Su quale tavolo viene discusso il futuro delle più importanti aziende agroalimentari, dalla Solagrital,allo Zuccherificio. Quali risposte ai lavoratori della ITTIERRE in cassa senza nessun Futuro, ai tanti lavoratori edili,ai lavoratori dei cantieri navali, gli LSU delle scuole i tanti precari del pubblico impiego. Quale futuro avrà la FIAT in questa regione dopo le scelte di Marchionne nell’ambito di Fabbrica Italia?
E’ necessario avviare un Piano regionale di sviluppo e per le politiche del lavoro,cominciando a riconoscere la valenza sociale del lavoro per poter continuare a vivere in questa regione. Unitamente all’utilizzo degli ammortizzatori sociali,(ordinari,in deroga,contratti di solidarietà) necessari per il sostegno al reddito,occorre avviare percorsi formativi finalizzati che offrono opportunità di lavoro e rioccupazione ,all’interno di un programma serio di sviluppo e di risorse dedicate e mirate, basta con gli interventi spot e clientelari.
Solo così si potranno dare risposte ai tanti padri di famiglia che hanno perso il lavoro ed ai tanti giovani laureati in questa università del Molise ,che state questa situazione non incontreranno mai u lavoro..
Bisogna mettere in programma, interventi in difesa dello stato sociale regionale, dopo che il fondo per non autosufficienza non è stato finanziato, poiché la condizione delle fasce più deboli peggiorerà drammaticamente ,come inesorabilmente è peggiorata la condizione dei cittadini ,anziani, studenti per il taglio ai trasporti pubblici e alla sanità.
Basta evidenziare che i molisani pagano in percentuale le aliquote più alte in termini di IRPEF e IRAP per stare peggio.
Ripartiamo dal lavoro,dal suo valore, per dare futuro anche a questa regione,domani in occasione della festa del lavoro la CGIL lo ribadirà con la sua presenza a Santa Croce di Magliano.
Erminia Mignelli Segretario Generale CGIL Molise
4-3-2011
CGIL: 6 maggio Sciopero Generale
Quattro ore di astensione dal lavoro con manifestazioni territoriali. Ad annunciarlo è il Segretario Generale Susanna Camusso, intervenendo all'attivo dei delegati di Modena
Il 6 maggio sarà Sciopero Generale: quattro ore con manifestazioni territoriali. L'annuncio è stato dato oggi dal Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso che ha parlato ad un attivo dei delegati sindacali a Modena.
La decisione di indire lo sciopero era stata già presa la scorsa settimana durante una riunione del Comitato Direttivo Nazionale della CGIL che aveva dato mandato alla Segreteria Confederale di decidere la data e le modalità dello sciopero secondo la richiesta dello stesso Segretario Generale Susanna Camusso.
Nel documento politico approvato dal direttivo si sosteneva che “è necessario rimettere al centro il tema del lavoro e dello sviluppo, riconquistare un modello contrattuale unitario e battere la pratica degli accordi separati, riassorbire la disoccupazione, contrastare il precariato, estendere le protezioni sociali e ridare fiducia ai giovani. Serve una nuova stagione fatta di obiettivi condivisi e rispettosi della dignità del lavoro e serve definire le regole della democrazia e della rappresentanza”.
Dopo aver annunciato la mobilitazione nazionale del 6 maggio, il Segretario Generale della CGIL è tornato ad esprimere, nel corso del suo intervento a Modena, forte preoccupazione per la crisi economica che da oltre due anni sta rendendo l'Italia un Paese sempre più povero.
L'aumento della Cassa Integrazione nel mese di febbraio, come rilevato dall'INPS, conferma, infatti, secondo il Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso “la difficile situazione del nostro Paese, di un'economia che non è ancora ripartita”. “Il primo ostacolo agli investimenti stranieri - ha precisato Camusso - non è il sindacato, ma il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Noi - ha aggiunto - a differenza di altri, vogliamo bene al nostro Paese ed è per questo che pensiamo che Berlusconi se ne debba andare: perchè lui non vuole bene al Paese. C'è un rapporto fra l'immagine del Paese all'estero e il modo di gestire la crisi. Il premier inquisito che non si presenta in tribunale è il motivo per cui l'opinione pubblica internazionale ci considera un Paese inaffidabile. Il primo ostacolo agli investimenti stranieri - ha ribadito - è proprio il premier”.
Riferendosi al federalismo fiscale municipale, approvato ieri dalla Camera, il Segretario Generale della CGIL, ha affermato “è un decreto che rischia di impoverire ulteriormente le persone”, poiché ha spiegato “temiamo che le amministrazioni locali e le Regioni taglino servizi e risposte ai cittadini. Dobbiamo spiegare che non solo non è solidale, non solo non risponde ai problemi, ma ci porrà Comune per Comune, ad avere l'alternativa fra il mantenimento dei servizi e l'innalzamento della tassazione. L'aumento della tassazione si fa con l'Irpef, e quindi graverà sui soliti noti, lavoratori e pensionati. Anche per questo serve una mobilitazione nei territori e nei comuni”.
Alle altre Confederazioni sindacali, la leader della CGIL ha lanciato un appello: “il Paese deve cambiare rapidamente e pensiamo che questa responsabilità nel chiedere trasformazioni dovrebbero averla anche tanti altri soggetti, a partire da CISL e UIL. Se si dice che va bene questo quadro di riferimento, è in corso la resa senza condizioni”. “Il 'filo dell'unità' - ha concluso - non va mai perso, ma la condivisione dello scenario che CISL e UIL stanno facendo nei confronti delle politiche del governo indica una 'resa senza condizioni'”.
28-2-2011
La Cgil Molise aderisce alla manifestazione indetta dal Comitato 1° Marzo per rivendicare i diritti dei migranti: la manifestazione che si terrà martedì primo marzo a Campobasso alle ore 18:30 in Piazza Municipio, rappresenta solo una delle tante iniziative che nella stesse ore prenderanno vita in tutto il Paese. I protagonisti della giornata di mobilitazione saranno: i lavoratori migranti che lottano per il permesso di soggiorno, per essere regolarizzati, per vedere riconosciuto il diritto d'asilo, (come nel caso di questa ondata di sbarchi dalla Tunisia). Ma anche coloro che lottano per l' uguaglianza ed i diritti universali di tutte le persone, meccanici, lavoratori pubblici, precari e studenti. I temi che la CGIL vuole porre al centro della giornata di mobilitazione sono: la durata del permesso di soggiorno per chi, a fronte della crisi, ha perso il lavoro; la regolarizzazione dei lavoratori sommersi e sfruttati; la necessità di contrastare, attraverso nuove norme, ogni forma di caporalato; la modifica del meccanismo “aberrante” del decreto flussi; il ripensamento del reato di clandestinità (così come in parte suggerisce la stessa Corte Costituzionale); la riforma della cittadinanza a partire dagli oltre mezzo milione di bambini nati in Italia da famiglie straniere; il diritto di voto amministrativo. Nel nostro Paese il lavoro immigrato risponde anche all’esigenza di compensare il calo demografico della popolazione in età attiva che ogni anno è pari a 250 mila persone in meno, e all’ urgenza di far fronte alle rilevanti carenze del sistema di welfare e di assistenza. Gli stranieri residenti in Italia sono oltre 4 milioni (1 immigrato ogni 12 residenti), di cui la metà donne, il 6,7% della popolazione: nel loro complesso producono il 9% del PIL. Due milioni i lavoratori, donne e uomini migranti regolari che lavorano e pagano 4 miliardi di tasse: cittadini che operano nelle mansioni più pericolose, faticose ed umili, con retribuzioni inferiori del 30%, ed, a volte, anche de 40%, senza pari diritti ed opportunità. Un milione circa sono gli immigrati irregolari che lavorano in condizioni di sfruttamento più o meno grave, senza diritti e con il ricatto dell’ espulsione. Ottocentomila sono i minori stranieri figli di immigrati, di cui la metà nati in Italia, che frequentano le nostre scuole, che subiscono discriminazioni ed esclusioni, che non sono riconosciuti cittadini italiani. Nel nostro stesso Molise, ove, in base al rapporto 2010 della Caritsa/Migrantes si registra la presenza di 10.400 persone, si riscontra come le retribuzioni medie percepite dai migranti, risultino essere le più basse d’Italia (8.439 euro annui). Da qui la necessità di operare, a tutti i livelli istituzionali, affinché l’integrazione diventi soprattutto un’integrazione costruita sul riconoscimento dei diritti.
5-2-2011
Adesione delle operatrici dell'INCA CGIL Molise
alla manifestazione del 13 Febbraio 2011 a Campobasso in P.zza Municipio per dire "adesso basta"
"Noi operatrici dell'INCA CGIL Molise aderiamo alla giornata di mobilitazione delle donne italiane, a fronte delle ultime vicende che hanno visto coinvolto il Presidente del Consiglio.
Il nostro pensiero va soprattutto alla dignità delle Donne che lavorano, che creano ricchezza, che studiano, che sono in cerca di un lavoro o che si sacrificano prendendosi cura di figli, mariti e genitori anziani.
L’impegno quotidiano, determinato da questa ricca e varia esperienza di vita, viene messa in ombra dalla ripetuta e indecente rappresentazione delle donne.
Questo avviene soprattutto quando la dimensione femminile viene rappresentata da giornali, televisioni, pubblicità come un semplice oggetto di scambio sessuale.
Per questo condividiamo l'appuntamento del 13 febbraio: un'iniziativa al femminile per far sentire la nostra voce; riteniamo altresì giusto che chi vuole continuare a tacere, sostenere, giustificare, ridurre a vicende private il presente stato di cose, lo faccia assumendosene la pesante responsabilità.
Il Coordinatore Inca Cgil Molise
Antonietta Turro
14-1-2011
FIAT… ALTRO CHE PLEBISCITO!
Dunque ce l’ha fatta Marchionne! La minaccia di spostare altrove un miliardo di euro in investimenti finisce per spaccare a metà lo stabilimento Mirafiori ma i circa 400 voti di scarto in favore del sì consegnano la vittoria nelle mani del padrone. Di sicuro l’uomo dal pullover blu mai avrebbe immaginato un esito così in bilico fino all’ultimo. Mai avrebbe pensato che l’intera forza lavoro di Mirafiori divisa tra sì e no sarebbe stata accomunata dalla stessa paura di veder cancellati gran parte dei propri diritti. Perché di quello si parla!! Di lesione dei diritti fondamentali, quelli indisponibili, in capo ai lavoratori. Paura che si è trasformata in orgoglio per chi ha votato no ed in subordinazione per chi ha espresso il si senza dimenticare che ci sono anche e soprattutto le famiglie da sostenere e da difendere. Roba d’altri tempi!!! Tempi passati, di lotte e di rivendicazione di diritti inalienabili!! Tempi che tornano in una così drammatica attualità e tornano beffardi sotto le vesti del ricatto, del così è punto e basta o prendere o lasciare! Il tentativo plebiscitario di Marchionne fallisce perché gli operai si sono espressi a al di là di qualsiasi appartenenza sindacale, hanno ascoltato le proprie coscienze.
Decisivo per il risultato, arrivato dopo una lunga notte di scrutinio, durata quasi dieci ore, è stato il voto degli impiegati. Tra i 449 'colletti bianchi, aventi diritto al voto, si sono, infatti, registrati: 421 voti a favore e solo 20 contrari. Tra le tute blu, il voto favorevole è prevalso di appena 9 schede.
Il fronte del no ha retto per i primi 4 seggi, quelli del montaggio: nel 9, nell'8, nel 7 e nel 6. Poi il sorpasso del sì, con un plebiscito degli impiegati a favore del piano proposto da Marchionne.
L'affluenza. Al voto, secondo le stime della commissione elettorale, iniziato con il turno delle 22 di giovedì 13 gennaio, hanno partecipato 5.119 lavoratori, oltre il 94,2% degli aventi diritto.
I risultati. Il sì ha vinto con 2.735 voti, pari al 54,05%. A votare no sono stati invece in 2.325 (45,95%), mentre le schede nulle e bianche sono state complessivamente 59.
Erminia Mignelli
Segretario Generale CGIL Molise
3-1-2011
Acqua bene comune: bene da tutelare
La Cgil del Molise guarda con grave preoccupazione al susseguirsi di problematiche connesse alla tutela dell’ambiente e della salute. La non potabilità dell’acqua, a causa del superamento dei parametri chimici e batteriologici, sta ormai arrecando, visto il prolungarsi dell’emergenza, innumerevoli disagi alla popolazione del Basso Molise. Come più volte ricordato la salvaguardia della salute dei cittadini impone un controllo in grado di garantire, sull’intero territorio regionale, un costante monitoraggio delle caratteristiche qualitative dell’acqua e dell’aria: un processo che, nel suo insieme e per la complessità che lo contraddistingue, deve soprattutto avere una valenza preventiva. La nostra Organizzazione risulta essere altresì fortemente preoccupata, rispetto alle tante famiglie a basso reddito ed agli innumerevoli pensionati che, a fronte del prolungarsi dell’evento, non sono in grado di sostenere una spesa aggiuntiva: un costo economico determinato soprattutto dalla necessità di acquistare l’acqua onde poter far fronte alle incombenze domestiche in totale sicurezza. Da qui l’urgenza di ripristinare celermente un servizio essenziale per la vita quotidiana di migliaia di uomini, di donne e di bambini residenti negli innumerevoli comuni colpiti dall’evento.
20-12-2010
Ancora tagli agli organici della scuola e dei lavoratori degli appalti storici
Si tagliano i servizi per attaccare la qualità della scuola pubblica!
Il governo accelera il processo di destrutturazione del sistema di istruzione, tagliando le risorse e gli organici per le scuole statali e riducendo drasticamente i servizi indispensabili per la scuola dell'autonomia.
Con la circolare sul programma annuale 2010 ha già ridotto del 25% la spesa per gli appalti, costringendo le scuole a ridurre il servizio e ad aumentare i carichi di lavoro del personale dipendente dalle ditte di pulizia, delle cooperative sociali di tipo B) e degli stessi collaboratori scolastici.
Nelle nostre scuole di ogni ordine e grado le pulizie dei locali, la salvaguardia delle condizioni igieniche, l’assistenza agli alunni, il controllo degli edifici e la sorveglianza degli ingressi sono elementi indispensabili per garantire la qualità del servizio.
Si programma la diminuzione delle prestazioni producendo l'immediato licenziamento dei lavoratori delle ditte d'appalto (per i quali sono già state avviate le procedure di licenziamento collettivo) e l'inevitabile aumento dei carichi di lavoro del personale collaboratore scolastico già quest'anno falcidiato dai tagli ed in attesa degli ulteriori riduzioni d'organico (taglio di 15.600 posti decisi dal MIUR anche per l’a.s. 2011/12).
Pregiudicando così la normale attività di servizio e mettendo e seriamente a rischio la sicurezza dei nostri bambini e l’assistenza ai ragazzi diversamente abili.
Ricordiamo infine :
• che gli appalti delle pulizie sono stati “ereditati” dalle istituzioni scolastiche con l'estensione della personalità giuridica a tutte le scuole autonome e con il contestuale trasferimento “coatto” allo stato dei lavoratori degli EE.LL;.
• che in presenza degli appalti di pulizie, si è determinata la riduzione del 25% dell'organico previsto dei collaboratori scolastici statali ;
• che in quelle scuole non c’è un surplus di personale, ma semplicemente una parte dell’organico dei collaboratori scolastici, determinato dalle tabelle ministeriali, è fornito dalle ditte di pulizia.
In questa già difficile situazione il Miur per il 2011 intende ridurre ancora gli stanziamenti previsti per gli appalti, applicando la stessa percentuale di riduzione utilizzata per gli organici Ata e prevede, inoltre, di scaricare l'onere della gestione delle procedure delle gare d'appalto direttamente alle scuole.
Si scaricano sulle scuole competenze e responsabilità e si corre il rischio di dover ricorrere ad appalti al massimo ribasso, che non garantiscono il rispetto delle clausole sociali di tutela dell’occupazione.
Di fronte a queste scelte unilaterali dell'amministrazione la FLC, la Filcams , Fp e la CGIL si sono già espresse e ribadiscono che:
• non possono accettare questa riduzione del servizio, che porterà ad ulteriori licenziamenti delle lavoratrici delle ditte, d'appalto e aumenterà i carichi di lavoro per il personale statale;
• non possono accettare che procedure tanto complesse e nuove competenze siano “scaricate “, con le relative responsabilità, direttamente alle scuole.
Di fronte alle scelte unilaterali del ministro Gelmini che stanno già mettendo in difficoltà le scuole e che abbassano il livello di qualità del sistema scolastico, la FLC Cgil ,Filcams, Fp e Cgil hanno chiesto incontri urgenti al ministero.
16-12-2010
Al Presidente della Regione Molise
Dott. Angelo Michele Iorio
Egr. Presidente,
con la presente la scrivente Organizzazione Sindacale denuncia, la mancata attivazione di una Task- Force più volte richiesta,presso la Giunta Regionale, per far fronte all gravissimo stato di crisi che vede coinvolti tutti i settori dell’economia molisana.
E’ noto che la situazione si aggrava sempre di più, a confermarlo sono l’aumento esponenziale delle i ore di cassa integrazione e mobilità del mese di novembre u.s.
Non è sostenibile ne etico che le ragioni del lavoro per essere messe nell’agenda politica , debbono vedere i lavoratori compiere gesti eclatanti.
Dovere della politica è dare risposte ai lavoratori che hanno perso il lavoro, che esigono risposte in termini di sostegno al reddito, che in parte si sta facendo, ma soprattutto richiedono soluzioni , che sono possibili solo se si ricompone il sistema produttivo.
Ciò vale per le aziende del settore metalmeccanico ,agroalimentare , per la Ittierre, sulla quale è sceso un silenzio preoccupante, e dove le decisioni vengono assunte nelle secrete stanze, a scapito dei lavoratori, come per i trasporti , l’edilizia. Siamo altresi dell’avviso che una particolare attenzione meritano le infrastrutture e la messa in sicurezza del territorio.
La situazione difficile richiede, un Governo della regione e delle vertenze, partendo da un luogo certo di confronto e di discussione tra tutti i soggetti, dalle imprese,al partenariato sociale.
Pertanto si sollecita l’attivazione di un tavolo di confronto, perchè il Molise , i lavoratori, i giovani Molisani possano avere la possibilità di avere ancora un futuro in questa terra.
Il mancato Governo della crisi e dei suoi effetti drammatici, possono essere ricondotti solo all’assenza di interventi e programmi strutturati e mirati da parte di chi oggi ha il Governo della regione.
Erminia Mignelli
Segretario Generale CGIL Molise
16-12-2010
SIGLATO ACCORDO PER ANTICIPO CIG E MOBILITA’
Siglato, presso l’Assessorato al Lavoro, l’accordo tra Regione, Sindacati e INPS per l’anticipo della CIGS, CIG in deroga e mobilità per i lavoratori che sono titolari di tali ammortizzatori.
L’accordo, fortemente voluto dalla CGIL Molise, nasce dall’esigenza di garantire ai lavoratori un reddito certo nelle more dell’attesa degli adempimenti necessari per il pagamento degli ammortizzatori sociali da parte dell’INPS. Da oggi, i lavoratori che lo vorranno, potranno chiedere l’anticipo alle Banche che aderiranno all’accordo attraverso l’apertura di un conto corrente e l’espletamento di semplici procedure. La restituzioni di tali somme avverrà nel momento in cui l’INPS liquiderà il lavoratore. Da quel momento il conto corrente potrà essere estinto a costo zero per il lavoratore. L’anticipo verrà corrisposto entro tre giorni lavorativi dalla presentazione della domanda e consisterà in un massimo di 9 mensilità con un importo pari ad un massimo di 700 euro mensili. La Regione Molise, accogliendo la richiesta avanzata dalla CGIL, si farà carico dei costi relativi agli interessi dovuti alle Banche e delle spese di bollo per cui per il lavoratore l’intera operazione sarà a costo zero. Verrà, a questo scopo, istituito un fondo di copertura pari a 200 mila Euro. Il fondo garantirà anche l’anticipo degli ammortizzatori sociali in caso di revoca dell’autorizzazione ai trattamenti di CIGS concessa da parte del Ministero del Lavoro.
La CGIL Molise esprime grande soddisfazione per il risultato raggiunto frutto di un anno di concertazione e di confronti propedeutici al raggiungimento di tale accordo che rappresenta una conquista di dignità per i lavoratori e la certezza per loro di non dover più vivere periodi di difficoltà economica dovuta al ritardo del pagamento dell’ammortizzatore sociale a causa delle lungaggini degli adempimenti necessari.
Lucia Merlo Responsabile regionale Mercato del lavoro
15-12-2010
SANITA' : tra diritti e risorse. Il punto di vista della CGIL
La CGIL sottolinea quanto oggi (più che mai) serva un
Servizio Sanitario pubblico e universale ancora più forte.
Infatti:
Il Servizio Sanitario Nazionale Italiano risulta ancora ai primi posti nel mondo (OMS 2008),
I cittadini lo gradiscono e il 79% lo vuole pubblico (Censis, Ispo2010), purtroppo però mentre è promosso al nord viene bocciato al sud ! (Ispo2010). contro la c.d. “sanità di mercato” si rivela un disastro poiché dal punto di vista sociale discrimina e da quello economico costa (vedi spesa boom USA).
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La SANITA' PUBBLICA quindi contrasta la crisi e può diventare un valido strumento anticiclico e di sviluppo di qualità.
Nonostante i luoghi comuni va ribadito che la sanità spende poco; i dati dell'OCSE e dell'UE confermano che la spesa in % rispetto al PIL è rimasta stabile e che il disavanzo cala; inoltre il rapporto EPC UE smentisce i catastrofisti dimostrando che la spesa futura è dominabile. Spesso il vero problema è quello di spendere male soprattutto in alcune regioni. Cosa fare quindi per risanare, ridurre, riqualificare e riconvertire l'offerta ospedaliera!?! Ecco alcuni fra gli interventi da porre in essere :
potenziare la rete di emergenza, potenziare i Lea e i servizi territoriali (cure primarie, domiciliari, residenziali e semi residenziali), gli ambiti sociali sanitari e unire i comuni nel distretto, bene gli accreditati privati e in generale gli acquisti di beni e servizi, la spesa farmaceutica (prestare attenzione alla distribuzione. ai prezzi di riferimento, all'acquisto e uso dei farmaci equivalenti).
In definitiva
Nella CRISI investire in spesa sanitaria e sociale può contribuire a difendere i redditi e la qualità dei servizi.
La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto
dell'individuo e interesse della collettività ….
1-12-2010
UNA MAGGIORANZA SORDA ALLE RICHIESTE DEI GIOVANI
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Gelmini alla Camera dei Deputati che è uno dei segnali evidenti del momento buio che sta attraversando il nostro paese.
Se le proteste degli universitari non hanno sortito l’effetto di bloccare ancora una riforma devastante per l’Università pubblica, la crisi didella compagine governativa è riuscita ad attenuare le pretese aziendalistiche che caratterizzavano il testo originale.
Appare però ancora chiara l’intenzione del governo di smantellare un sistema che fino ad oggi ha rappresentato, seppure con alti e bassi, un baluardo laico, nella più ampia accezione del termine, per la proposizione di un sistema basato sulla trasmissione del
sapere libero per la costruzione di una società più equa e solidale fondata sulla conoscenza.
Paradossalmente le parti sindacali e l’intero mondo accademico potevano essere d’accordo nel riformare un sistema universitario che ha generato privilegi baronali. Ma non sono tollerabili le dichiarazioni di una ministra che si dichiara aperta ad incontrare le parti
sociali e gli addetti ai lavori dopo l’approvazione di una legge e quelle di un premier il quale dichiara che gli studenti seri non sono quelli che stanno in piazza a protestare ma quelli che restano a casa a studiare. Vogliono un popolo di anestetizzati, fedeli alla linea
del capo!
La CGIL e la FLC del Molise, nonostante l’approvazione del DDL Gelmini, continueranno in tutti i luoghi a manifestare il proprio dissenso verso le sciagurate politiche sulla conoscenza portate avanti dal governo chiedendo il ritiro di una controriforma che
preclude il futuro ai giovani ed alimenta le diseguaglianze sociali determinando una vera e propria emergenza democratica.
Allo stesso tempo resteranno al fianco degli studenti e dei lavoratori che, anche in Molise, stanno protestando per resistere verso i dettami più penalizzanti di una legge iniqua ed ingiusta per l’Università.
La CGIL, e la FLC contano, nei prossimi giorni, di incontrare studenti, ricercatori, precari e tutti i lavoratori dell’Università del Molise che finalmente hanno dato segnali di protesta verso una controriforma che minerà il diritto allo studio e sarà sicuramente ancora più
penalizzante per le piccole realtà accademiche come quella nostra molisana.
Erminia Mignelli Segretario generale CGIL
Sergio Sorella Segretario regionale FLC
3-11-2010
COLLEGATO AL LAVORO: LAVORATORI PRECARI, EMERGENZA DIRITTI
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Il collegato al Lavoro introduce, tra le altre, una norma che non solo limita temporalmente la possibilità di rivendicare la stabilizzazione del rapporto per i lavoratori precari che vivono condizioni di irregolarità contrattuale, ma di fatto inserisce provvedimenti che contribuiscono ad aggiungere nuova precarietà a quella già esistente inibendo, di fatto, percorsi di stabilizzazione dei lavoratori e limitando il loro diritto alla legittima rivendicazione contrattuale.
L’art. 32, infatti, immette un termine di sessanta giorni dall’entrata in vigore della legge per l’impugnazione dei contratti a termine e, in genere, di tutti i contratti precari illegittimi(interinali, lavoratori tempo determinato, a progetto ecc …). Se questi lavoratori vogliono impugnare il loro contratto per ottenere l’assunzione in pianta stabile, infatti, lo devono fare perentoriamente entro i sessanta giorni successivi alla cessazione del rapporto. In precedenza, invece, il lavoratore aveva la possibilità di contestare il contratto illegittimo anche dopo molti mesi dalla sua conclusione, quando, cioè, era certo che non sarebbe più stato chiamato per un successivo contratto. Questo significa, per ovvi motivi, che ora dovrà scegliere tra rinunciare, di fatto, ad un possibile rinnovo del contratto oppure rinunciare ai propri diritti.
La norma entra in vigore subito per tutti : si applica, infatti, sia per i contratti in corso che per quelli già scaduti( in questo caso i sessanta giorni partono dall’entrata in vigore della legge) che devono, dunque, essere impugnati per iscritto. Questo lo si può fare anche con una semplice lettera che interrompa i termini di legge, successivamente si avranno a disposizione nove mesi (270 giorni) per depositare il ricorso in Tribunale. La legge prevede, anche nel caso che un lavoratore riesca ad ottenere la trasformazione del contratto atipico a contratto a tempo indeterminato,un tetto di risarcimento massimo che il datore di lavoro può essere condannato a pagare. A prescindere da quanto tempo il lavoratore sia rimasto disoccupato per colpa del comportamento illegittimo dell’impresa, il risarcimento massimo sarà di 12 mesi di stipendio. Questa norma si applica anche alle cause in corso.
Si invitano, pertanto, i lavoratori che dovessero trovarsi in queste condizioni a rivolgersi ad una sede sindacale della CGIL per avere ulteriori informazioni e per difendere un diritto che questa legge vorrebbe negare.
Il Responsabile regionale Mercato del Lavoro
Lucia Merlo
25-10-2010
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Iniziativa della CGIL Nazionale inerente il mezzogiorno e la crisi economica.
Il convegno si terrà a roma il 28 e 29 ottobre 2010.
Scarica la locandina dell'evento
27-10-2010
Tutela dell’ambiente e della salute: un diritto non derogabile
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La tutela della salute dei cittadini impone un controllo in grado di garantire, sull’intero territorio regionale, un costante monitoraggio delle caratteristiche qualitative dell’acqua e dell’aria; senza, tra l’altro trascurare il corretto smaltimento dei residui urbani ed industriali. Va inoltre sottolineata la necessità di perseguire un processo di efficienza e di miglioramento permanente dell’intero sistema: aspetto, questo, non secondario visto che il Molise si colloca agli ultimi posti in Italia per lo smaltimento differenziato dei rifiuti e per l’individuazione di aree protette.
Nel contempo la nostra regione, nelle sue diverse articolazioni istituzionali, come il resto del Paese, è chiamata a rispettare non solo le leggi emanate dal nostro Parlamento, ma anche le priorità Internazionali evidenziate dall'OMS e dalla Comunità Europea. Va inoltre aggiunto, come il Consiglio d'Europa, consideri la tutela della salute, uno dei fondamentali diritti umani. I costi ambientali, umani e finanziari, causati dalle varie e diverse forme di inquinamento, dovrebbero imporre una vigilanza costruita sulla massima disponibilità di risorse umane ed economiche.
Da qui, la necessità di avviare indagini ambientali ed epidemiologiche, in grado di monitorare il territorio e di valutare le ricadute determinate dall'attuale modello di smaltimento dei rifiuti.
Antonello Miccoli
Segretario Confederale
19-10-2010
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Giovanni D’Aguanno, segretario della Fiom dal 2002, passa il testimone a Giuseppe Tarantino giovane di 38 anni cassintegrato dell’AT.ME.
Il direttivo composto da 36 aventi diritto al voto, in una platea di 35 votanti, ha eletto il nuovo segretario con 27 voti favorevoli, 7 contrari e 1 astenuto.
La Cgil Molise augura a Giuseppe Tarantino, neo eletto Segretario Regionale Fiom, Buon Lavoro, e ringrazia Giovanni D'Aguanno per il proficuo lavoro svolto in tutti questi anni.
22-10-2010
ARRETRANO I DIRITTI, AUMENTANO LE VESSAZIONI NEI CONFRONTI DEI DIPENDENTI PUBBLICI
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20-10-2010
Sanità allo SBANDO
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Leggi e scarica il verbale del tavolo tecnico della regione Molise sul piano di rientro sanitario
15-10-2010
Metalmeccanici e CGIL domani in piazza a Roma
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Una manifestazione nazionale indetta dalla FIOM CGIL;
per ribadire a gran voce che 'il lavoro è un bene comune'.
Per denunciare,la grave crisi che stiamo attraversando e come il governo la sta utilizzando per colpire i diritti dei lavoratori,in assenza di una politica che sia in grado di dare risposte alle necessità di tante persone che vivono una condizione drammaticamente pesante.
Basta leggere i dati della Cassa integrazione,della disoccupazione ,il numero dei precari, le situazioni delle tante aziende chiuse o che rischiano di chiudere sul territorio molisano e nazionale per rendersi conto della gravità della situazione.
Mentre accade tutto questo,il governo è allo sbando,da un lato è incapace di affrontare le questioni centrali di una politica che aiuti le famiglie, l’emergenza lavoro,che dia stimolo agli investimenti.
Dall’altro è tutto preso nelle sue strategie e da due obiettivi:un ferocissimo controllo del bilancio pubblico e l’attacco senza precedenti ai diritti dei lavoratori.
Per questo domani lavoratori, studenti e cittadini molisani parteciperanno alla manifestazione a Roma .
Dal Molise partiranno sei pullman, perché bisogna difendere i diritti dentro e fuori i luoghi di lavoro, poiché non è accettabile lo scambio lavoro-diritti che la FIAT di Marchionne vuole imporre.
Questa è una mobilitazione per rivendicare inoltre: democrazia, legalità, lavoro e per la difesa del contratto nazionale, infatti solo salvaguardando il contratto collettivo si possono proteggere diritti, democrazia, legalità e lavoro”.
15-10-2010
Commento allo schema di Decreto Legislativo sul federalismo sanitario
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11-10-10
Afghanistan: CGIL, cordoglio e vicinanza a famigliari vittime
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La Segreteria della CGIL Molise ritiene che il profondo dolore non può nascondere la preoccupazione per la forte accelerazione degli eventi luttuosi che hanno colpito i nostri militari, e ricorda che con le vittime di oggi salgono a 34 i morti italiani in Afghanistan dal 2004.
La risposta militare si è dimostrata inefficace, per questo la CGIL chiede, come scritto in un ordine del giorno approvato dall’ultimo Congresso nazionale, un nuovo ed efficace piano di pace e di ricostruzione e il ritiro delle truppe italiane da ogni azione di guerra.
6-10-2010
Sì all’energia rinnovabile no al nucleare
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Il documento sottolinea la necessità di proteggere la dinamica planetaria relativa ai processi climatici e all’insieme dei cicli bio-geo-chimici ad esso connessi: tale esigenza richiede un impegno urgente per recuperare il ritardo nell’adempimento degli obblighi già previsti dall’accordo di Kyoto.
Si pone, in tale ottica, la necessità di dare piena attuazione alla direttiva comunitaria 2009/28 e ai regolamenti collegati al pacchetto clima: da qui, dunque, l’urgenza di realizzare come soglia minima gli obbiettivi “20-20-20” stabiliti dall’Unione Europea e sottoscritti dall’Italia.
Tali accordi internazionali prevedono il raggiungimento entro l’anno 2020 dei seguenti traguardi nazionali: risparmio dei consumi di energia primaria del 20% rispetto alle proiezioni riferite al 2020; riduzione delle emissioni di gas a effetto serra del 13 %; raggiungimento della quota del 17 % di energia da fonti rinnovabili sul consumo complessivo di energia; utilizzazione nei trasporti – individuali e collettivi - di una quota del 10 % di energia da fonti rinnovabili.
Il Piano deve inoltre dare priorità alla ricerca su tutte le tecnologie energetiche ed escludere l’uso del nucleare; diviene, nel contempo, di fondamentale importanza prevedere la transizione verso un approvvigionamento energetico che contempli il superamento dell’uso del carbone: da qui l’obiettivo di costruire un percorso in grado di garantire una produzione di energia riconducibile al 100 % a fonti rinnovabili.
Quest’ultime, vengono considerate sostenibili, quando il loro utilizzo non altera in modo significativo le dinamiche ambientali del territorio ponendo particolare attenzione alla biodiversità.
Più specificatamente è da considerarsi sostenibile lo sfruttamento delle seguenti fonti: il solare fotovoltaico, il solare termodinamico, il solare termico, l’eolico, il biogas, le maree, il moto ondoso.
Le stesse biomasse debbono essere prodotte senza riduzione dell’attuale superficie forestale e agricola, vietandone, nel contempo, l’ importazione da aree sottoposte a deforestazione.
La produzione di energia da fonti rinnovabili sostenibili, in grado, nella sua essenza, di contribuire alla riduzione delle emissioni inquinanti e di gas clima alteranti, deve essere riconosciuta di pubblica utilità ai fini della premialità: l’intero processo deve avvenire nel rispetto dei vincoli ambientali e paesaggistici esistenti.
Tutti gli impianti che utilizzano fonti rinnovabili sostenibili devono godere della priorità di allacciamento ai circuiti energetici: da parte sua il Gestore della rete è tenuto al ritiro e alla remunerazione dell’energia prodotta da fonti rinnovabili.
Il Piano prevede inoltre: il miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici; l’ applicazione di misure di efficienza energetica da parte delle amministrazioni pubbliche; il riutilizzo delle aree di precedenti siti industriali dismessi per la produzione di energia da fonti rinnovabili in quanto non destinate a verde pubblico; la riduzione della domanda di mobilità automobilistica attraverso una pianificazione urbana integrata e moderna; la sostituzione delle auto e dei mezzi di trasporto con mezzi meno inquinanti, con minori consumi e minori emissioni di CO2; l’incentivazione dei mezzi di trasporto ibridi ed ad emissioni zero quali i mezzi elettrici e ad idrogeno; i programmi di incentivazione per lo sviluppo dell’uso delle biciclette, per la realizzazione di reti capillari di piste ciclabili adatti a garantire la sicurezza degli utenti ciclisti (compreso i minori); lo sviluppo delle autostrade del mare e del cabotaggio lungo costa, onde offrire un’alternativa credibile e conveniente alla viabilità ordinaria su strada delle merci: tale intervento ridurrebbe l’inquinamento e favorirebbe i collegamenti tra il Nord e il Sud Italia e con gli altri Stati europei che si affacciano sul mar Mediterraneo.
L’insieme di questi, e di altri provvedimenti racchiusi nella proposta di legge, rappresentano uno strumento volto ad abbattere le emissioni inquinanti ed a salvaguardare la vita del pianeta.
Risulta d’altra parte irrazionale pensare di adottare una tecnologia vecchia e costosa come il nucleare: la costruzione di 4-5 nuove centrali entro il 2020, non offre infatti risposte adeguate ai problemi della sicurezza ed impone costi esorbitanti (30-40 miliardi), senza, tra l’altro, risolvere l’annoso problema delle scorie radioattive.
Da qui la necessità di sostenere una progetto di legge in grado di tutelare la salute dei cittadini e di creare nuove opportunità occupazionali nell’ambito della green economy.
di Antonello Miccoli
17--9-2010
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Gli ultimi infortuni accaduti in Molise, come anche gli incidenti mortali che continuano a susseguirsi nel resto del Paese, ripropongono i problemi collegati alla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Un doveroso impegno, che deve porre fine a un processo che, solo in Italia, causa 1300 morti l’anno. A questi vanno aggiunti un milione di infortuni ufficiali che colpiscono maggiormente lavoratori immigrati e precari. Si contano inoltre 200.000 infortuni non denunciati a causa del lavoro nero; inoltre, innumerevoli incidenti sono occultati sotto forma di malattia oppure, più semplicemente, vengono denunciati come infortunio domestico. Aumentano nel contempo le malattie professionali: l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, stima che in Europa la morti per malattie professionali siano il quadruplo di quelle per infortuni; mentre nel mondo ogni anno si registrano 2.372.500 decessi. Solo nel nostro Paese i costi pagati in termini economici ammontano al 3% del Pil (pari a 40 miliardi di euro l’anno). A queste vanno aggiunte le sofferenze morali, psicologiche e fisiche dei lavoratori e delle loro famiglie: costi umani, sociali ed economici che non devono essere considerati una normalità come viene ricordato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, dall’Oil e dalla vigente normativa nazionale. La stessa Costituzione, attraverso l’art.41, ricorda che “l’iniziativa privata è libera, ma non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana”. La prima sfida, per tutti i soggetti presenti in azienda, è dunque quella di declinare i valori costituzionali nella vita delle imprese. Ne consegue, che ogni forma di crescita economica e produttiva, non possa in alcun modo prescindere dal rispetto dei bisogni psico-fisici degli uomini e delle donne come stabilito dalle leggi dello Stato e dalle normative Comunitarie ed Internazionali. Di recente in Italia si è avuto un riordino della materia attraverso il Decreto Legislativo n.81 del 9 aprile 2008: in riferimento a tale normativa, va sottolineato come l’Art. 1 imponga “l'uniformità della tutela delle lavoratrici e dei lavoratori sul territorio nazionale attraverso il rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, anche con riguardo alle differenze di genere, di età e alla condizione delle lavoratrici e dei lavoratori immigrati”. Tutti i cittadini devono dunque essere tutelati a prescindere dal luogo di residenza, dalla nazionalità e dalle caratteristiche anagrafiche. Ogni lavoratore, come sottolinea l’art.2 del relativo decreto, va considerata “una persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un'attività lavorativa nell'ambito dell'organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione”. La salute stessa, viene definita come “lo stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non consistente solo in un'assenza di malattia o d'infermità”. Si può dunque affermare che solo un’organizzazione del lavoro in grado di rispettare la dignità dell’uomo, diviene il simbolo tangibile della crescita civile e morale di una determinata società. Viceversa quando gli imprenditori limitano la propria intelligenza a fattori tecnici e commerciali, e non si pongono il problema del benessere psico-fisico dei propri dipendenti, ostacolano la costruzione di rapporti sociali volti a favorire lo sviluppo dell’impresa entro una dimensione comunitaria. Più in generale la qualità del lavoro può essere fonte di realizzazione e di crescita umana, oppure causa di alienazione e di sofferenza. In quest’ultimo caso il soggetto reagisce all’ambiente, cercando di resistere agli elementi negativi; un’operazione, attraverso la quale, viene a determinarsi un dispendio di energie, che, in relazione alla sua consistenza, può condurre all’insorgenza di malattie psico-somatiche: la situazione di stress psico-sociale, se ripetuta e prolungata nel tempo, aumenta il logoramento individuale e produce danni funzionali e strutturali. Inoltre un individuo, sotto stress, ha maggiori probabilità di essere coinvolto in un incidente nello svolgimento della propria attività. Da qui l’importanza di intervenire affinché si ricostruisca una civiltà del lavoro: una diversa dimensione capace, nel suo insieme, di ristabilire la centralità della persona contro ogni forma tesa ad assolutizzare il profitto ed a deificare, oltre ogni misura, un mercato che riduce l’uomo ad un oggetto privo di anima e di dignità.
Segretario Confederale
Antonello Miccoli
SERVIZI POSTALI IN MOLISE QUALE FUTURO?
L’accordo sottoscritto il 27 luglio scorso tra Poste Italiane Spa e Organizzazioni Sindacali di categoria, in parte già partecipato agli organi di stampa regionali da qualche sigla sindacale in maniera parziale, merita da parte della SLC – CGIL una riflessione e qualche precisazione senza polemica alcuna sugli effetti e le ricadute che l’accordo in questione produrrà nel nostro territorio regionale.
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03.08.2010
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LA GIUNGLA DELLA DEREGOLAMENTAZIONE
E’ stato presentato dal Ministro Sacconi, nella giornata di ieri, il Piano triennale per il lavoro “ Liberare il Lavoro per liberare i Lavori”. La cosa assai curiosa è che la presentazione del Piano anticipa di un giorno l’incontro con le Parti sociali previsto per oggi. Ci si chiede quale lo scopo dell’incontro odierno dopo una presentazione che ufficializza, di fatto il documento. Comunicazione? Informazione? Presa visione? Probabilmente tutte queste cose … non certo concertazione!
Il Piano ribadisce le tesi del Libro Bianco,concepisce l’idea di una impresa che è sempre più svincolata dagli obblighi sociali,un sindacato completamente appiattito sul ruolo di una bilateralità destinata a gestire welfare e collocamento a fronte di un continuo e inarrestabile arretramento della presenza dello Stato. Il Lavoro perde sempre più il suo valore sociale sostituito da un attribuzione di valore economico : merce, dunque, che si vende al miglior prezzo.
Nel documento si afferma la necessità di deroga a diritti definiti, ormai, post moderni. L’idea è quella di declinarli ,compresa la contribuzione e le condizioni di impiego, in relazione a due parametri,entrambe assenti nelle regole costituzionali (art.36 Cost.):la profittabilità dell’impresa e le condizioni economiche del territorio e/o dell’impresa. E’ chiaro che questa logica porta ad una destrutturazione completa di ogni diritto collettivo e segna l’affermazione di una controriforma allo Statuto dei diritti dei Lavoratori.
Si apre uno scenario fosco dove non esisteranno più certezze né regole:una vera giungla dove prevarranno le ragioni del più forte.
La CGIL Molise, unitamente alla CGIL Nazionale, esprime fortemente un giudizio negativo sul documento e metterà in campo iniziative di proposta e protesta per ribadire la contrarietà verso un’azione che di fatto mira a rendere legale il lavoro illegale.
Il Responsabile regionale Mercato del Lavoro
Lucia Merlo
30-7-2010
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ORDINE DEL GIORNO APPROVATO DAL COMITATO DIRETTIVO
E' in discussione in Giunta regionale, il provvedimento legislativo che recepisce la riduzione del trasferimento dallo Stato alle regioni, previsto dalla manovra finanziaria, attuata dal C.d. M. attraverso il D.L. n. 78/2010.
Il Comitato direttivo della CGIL Molise esprime forte preoccupazione per i contenuti e l'articolato di tale norma che prevede anche un taglio di risorse al trasporto pubblico locale di circa 15 milioni di Euro. Il taglio, così realizzato, comporterebbe una riduzione di Km percorsi da bus urbani ed extra urbani, di oltre un milione di Km.
La riduzione chilometrica va ad aggiungersi al forte ridimensionamento già subito dal comparto, attraverso la legge finanziaria regionale del 2010, che difficilmente potrà essere sopportato dal settore sia dal punto di vista occupazionale sia per la fruizione del servizio da parte dell'utenza.
Il risultato dei provvedimenti sarà l'ulteriore spopolamento dei piccoli centri le cui popolazioni saranno costrette, per mancanza di collegamenti, a trasferirsi nei centri urbani più grandi.
Il Comitato direttivo della CGIL Molise chiede al governo regionale di ritirare i provvedimenti in discussione, ritenendoli insopportabili per un comparto già duramente provato, e di aprire, da subito, un confronto sulla riorganizzazione e programmazione del trasporto pubblico che tenga conto delle peculiarità del territorio e della necessità di garantire un servizio essenziale per la comunità.
Approvato all'unanimità
22-7-2010
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Licenziamenti Fiat: le preoccupazioni della Cgil
La Cgil Molise guarda con grave preoccupazione ai licenziamenti Fiat: l’ultimo dei quali ha riguardato proprio un lavoratore dello stabilimento di Termoli.
Tali avvenimenti rischiano di radicalizzare lo scontro proprio nel momento in cui l’azienda è impegnata in un percorso di riorganizzazione produttiva e societaria.
A nostro avviso la Fiat fatica a liberarsi dall’idea della fabbrica concepita secondo i parametri del sistema fordista-taylorista che, in base a tale modello, implica una gestione del personale verticistica e burocratica.
La capacità di perseguire una diversa gestione delle risorse umane, in funzione di una maggiore valorizzazione della persona, deve necessariamente condurre a garantire il diritto di cittadinanza all’interno della stessa fabbrica.
Risulta infatti difficile pensare ad un coinvolgimento attivo del soggetto, quando questo viene considerato un semplice numero; quando il modo di intendere il governo si identifica in larga misura con l’esercizio di comando, mentre i bisogni psicologici e sociali vengono totalmente subordinati all’esigenze del sistema produttivo.
L’innalzamento del conflitto rischia di stravolgere completamente l’idea di un’organizzazione del lavoro che non può mai prescindere dal rispetto della dignità umana.
Per tutte queste motivazioni la Cgil, a partire dai vertici nazionali, continua a sollecitare la multinazionale torinese a rivedere le proprie posizioni, affinché ogni uomo ed ogni donna ritornino a vedere nella Fiat una comunità aziendale capace di coniugare competitività e crescita della persona.
La Segreteria Cgil Molise
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La condizione socio-econimica del Molise
Il rapporto Svimez ci presenta l’immagine di un Mezzogiorno in piena recessione: 7 milioni a rischio di povertà, tasso di disoccupazione effettivo al 24%, industria in continuo declino e fuga dei giovani.
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Stati Generali Luglio 2010
Le organizzazioni del partenariato economico sociale ritengono che l’unica strategia di uscita dalla crisi profonda che la nostra regione sta vivendo, sia quella di promuovere uno sviluppo del territorio che, valorizzando il ruolo del sistema imprenditoriale, consenta un consistente recupero di competitività.
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Tossicodipendenza: l’urgenza della prevenzione
La Cgil del Molise guarda con grande preoccupazione alla massiccia diffusione di sostanze stupefacenti: la cronaca di queste ultime settimane, ci ripropone l’immagine di tanti ragazzi e ragazze, che, anche nel nostro piccolo Molise, attraverso l’uso delle innumerevoli droghe offerte dal mercato, manifestano stanchezza e disorientamento, rispetto ad un contesto sociale contrassegnato da una profonda crisi di valori.
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21-7-2010
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La condizione socio-econimica del Molise
Il rapporto Svimez ci presenta l’immagine di un Mezzogiorno in piena recessione: 7 milioni a rischio di povertà, tasso di disoccupazione effettivo al 24%, industria in continuo declino e fuga dei giovani.
A fronte di questi dati urge una riflessione sul Molise e sulle sofferenze determinate dalla crisi economico-produttiva: solo nel corso dei primi sei mesi del 2009 la Cassa Integrazione guadagni è aumentata del 538%. Il calo della produzione, investe l’esistenza di migliaia di uomini e di donne, appartenenti alle grandi aziende, ma anche alle tante piccole e medio imprese dislocate sul territorio molisano: migliaia di ore di cassa integrazione e di mobilità, stanno stremando la vita e l’equilibrio sociale dei lavoratori e delle loro famiglie.
Ma l’atavica carenza di occupazione, ci pone anche dinanzi a nuclei familiari economicamente deboli: famiglie a maggioranza monoreddito, al cui interno oltre il 50% della popolazione, risulta essere composta da casalinghe, studenti, pensionati e disoccupati.
Deficit, che, nel loro insieme, implicano un rallentamento dello sviluppo economico, consumato all’interno di una delle più piccole regioni d’Italia.
Un’entità territoriale, fortemente proiettata verso un progressivo e costante invecchiamento della popolazione: nello specifico, per ogni bambino molisano al di sotto dei 6 anni risiedono nel territorio regionale oltre 4 anziani; lo stesso tasso di mortalità, prendendo a riferimento il quinquennio 1998/2003, risulta essere nettamente superiore, rispetto al dato posto in relazione alle nascite.
Questo trend negativo, viene ulteriormente aggravato, dall’emigrazione di tanti giovani, che non trovando risposte occupazionali, decidono di abbandonare la propria terra di origine. Un fenomeno che ha da sempre contrassegnato la vita del Molise; basti pensare che la nostra regione, è l’unica comunità ad aver conservato un numero di abitanti identico a quello esistente all’atto dell’unità d’Italia.
A giudizio della Cgil la nostra area geografica deve necessariamente avere un modello di crescita costruito sulla sua vocazione territoriale; una dimensione, entro la quale, il Molise è chiamato a realizzare una progettualità forte soprattutto dinanzi ad un federalismo che assegna nuovi poteri alle regioni in tema di ambiente, energia, mercato del lavoro, formazione e ricerca.
La stessa fuoriuscita dall’obiettivo 1 diviene problematico per una regione che non ha ancora ultimato il suo processo di sviluppo. Gli stessi parametrici economici ci presentano un’area geografica che esporta beni in misura insufficiente rispetto all’intero export Nazionale; così come il prodotto interno lordo del Molise, contribuisce con una percentuale scarsa rispetto al PIL prodotto dal Paese.
Altri parametri ci presentano una regione incapace di consolidare il tessuto imprenditoriale lungo gli assi dell’innovazione, della ricerca e della formazione permanente. Senza questi punti di riferimento, resta difficile realizzare un’industria di qualità: un’impresa che, per vincere la sfida dei mercati, deve poter contare su centri di ricerca, infrastrutture e risorse finanziarie, capaci, nel loro insieme, di rispondere ai bisogni e alle caratteristiche del territorio. Uno scenario, entro il quale, il declino produttivo del Molise non verrebbe neppure ad essere compensato da altri settori economici
Risulta tra l’altro urgente creare ed individuare specifici distretti industriali: si tratta soprattutto di avviare un processo di industrializzazione, che, partendo dalla vocazione del territorio, sappia favorire un adeguato sviluppo economico: un ambito, entro il quale il Molise risulta, ancora una volta, in forte ritardo rispetto ad altre aree della Nazione.
EMERGENZA PRECARI: LA FLC CHIEDE L’IMMEDIATA
CONVOCAZIONE DEL TAVOLO REGIONALE
Com’era prevedibile, e come abbiamo più volte denunciato, il forte taglio al personale della scuola, che ha già portato nel precedente anno scolastico alla soppressione di 487 posti di lavoro nella Regione Molise, non accenna ad arrestarsi. In particolare si prevede una ulteriore perdita di oltre 200 docenti e 150 tra ausiliari, tecnici e amministrativi. Tutto ciò determinerà un ulteriore impoverimento delle scuole che con meno organici, meno risorse, meno tempo non saranno nelle condizioni di garantire agli studenti molisani un servizio adeguato ai tempi ed un’offerta formativa appropriata .
In questi giorni gli Uffici Scolastici Provinciali sono impegnati nel difficile compito di far quadrare i conti, ma i numeri non consentono di garantire la copertura delle richieste di tempo scuola da parte delle famiglie. Inoltre, per tutto il personale, sia docente che ausiliario, tecnico e amministrativo, la determinazione degli organici è avvenuta sulla base di atti, quali i decreti interministeriali sulle dotazioni organiche, giuridicamente inesistenti. Ciò ha determinato un contenzioso tale da mettere in discussione l’avvio del prossimo anno scolastico.
In tale situazione, un’altra certezza è il futuro lavorativo a rischio per centinaia di precari. Questi lavoratori, che hanno superato concorsi, acquisito specializzazioni, e che hanno consentito per anni l’ordinario funzionamento delle scuole, verranno licenziati, cacciati via senza aver diritto ad alcuna forma di ammortizzatore sociale. Una situazione drammatica che si sta consumando nel disinteresse dei più.
Come FLC CGIL Molise ricordiamo che lo scorso anno scolastico, a seguito della mobilitazione messa in campo insieme al Coordinamento Regionale dei Precari, la Regione ha stanziato 2.500.000 di Euro volti a “limitare” l’impatto dei pesanti tagli operati dal governo sugli organici e sul tempo scuola della Regione.
Si è trattato sicuramente di una “goccia nel mare” che, pur dimostrando la consapevolezza da parte della Regione della drammaticità della situazione, non sempre ha sortito gli effetti desiderati. I punti di criticità rilevati dagli operatori della scuola nella fase di attuazione delle Convenzioni e degli Accordi stipulati con le Istituzioni Scolastiche, sono stati diversi:
1. Un forte ritardo nell’avvio degli interventi didattici finanziati. In alcuni casi pure essendo le risorse disponibili, i progetti sono stati avviati solo a metà anno scolastico;
2. Una mancata uniformità nell’applicazione della normativa e di conseguenza una diffusa disomogeneità nei comportamenti dei diversi dirigenti scolastici, per i quali non era ben chiaro da quale graduatoria nominare il personale della scuola, con quale tipologia di contratto e se permettere o meno un completamento orario. Gli accordi “informali” intervenuti successivamente tra i dirigenti scolastici interessati non hanno comunque risolto i numerosi problemi di ordine giuridico - amministrativo, dando luogo a contenzioso;
3. Una erronea interpretazione della normativa di settore, che ha messo a rischio i diritti dei lavoratori i quali, pur avendo sottoscritto un regolare contratto a tempo determinato, in taluni casi non si sono visti riconosciute le normali tutele dovute (indennità di disoccupazione, maternità, versamento dei contributi previdenziali, ecc.).
Tutto ciò ha dato luogo a vere e proprie vessazioni nei confronti dei lavoratori, e ha ulteriormente aggravato, tra l’altro, la funzionalità delle segreterie già ridotte all’osso dai tagli.
A tal fine, qualora sia intenzione delle Amministrazioni competenti rinnovare l’esperienza dei “progetti regionali”, chiediamo sin d’ora ai soggetti coinvolti di fare tesoro dell’esperienza maturata, onde evitare di incorrere negli stessi errori e nelle stesse incomprensioni.
In particolare, la FLC Cgil Molise propone l’immediata convocazione di un tavolo interistituzionale, aperto ai soggetti coinvolti (OO.SS, Regione, USR, USP, INPS) per verificare la disponibilità delle risorse e le modalità di utilizzo. In ogni caso, riteniamo che l’utilizzo delle risorse dovrà innanzitutto garantire alcune priorità tra le quali, lo sdoppiamento di pluriclassi e delle classi numerose, il ripristino del tempo prolungato, l’ampliamento dell’offerta formativa.
Campobasso, 10/07/2010 Il segretario regionale (Sergio Sorella)
LE POLITICHE PUNITIVE DEL GOVERNO NON FERMANO L’AZIONE DELLA FLC:
PRESENTATI RICORSI PER VEDER RICONOSCIUTI I DIRITTI DEI LAVORATORI
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per il riconoscimento scatti anzianità al personale a tempo determinato
contro riduzione del salario accessorio in caso di malattia ed assenze fino a 10 giorni.
ricorsi per decreto ingiuntivo contro il mancato pagamento delle prestazioni effettivamente svolte (compensi esami di stato, stipendi ai supplenti, salario accessorio, ore eccedenti per la sostituzione dei colleghi assenti) dal personale.
Campobasso, 5 luglio ’10
Il Segretario Regionale
Sergio Sorella
SANITA' MOLISANA - UN VERO E PROPRIO TSUNAMI
Lettera aperta del Segretario Generale della F.P. Molise
"l 22 gennaio scorso dissi che il disavanzo accumulato dalla sanità molisana comporterà un ulteriore inasprimento fiscale automatico a carico dei cittadini e delle imprese molisani.
Il 24 marzo scorso dissi che ciò che si prospetta sulla sanità molisana è un vero e proprio tsunami che colpirà, innanzitutto e soprattutto, i lavoratori del settore e i cittadini molisani.
Il 29 aprile scorso dissi che le misure, possibilmente da condividere, erano da prendere già dal lontano 1997. Misure che dovevano eliminare sovrapposizioni e doppioni per garantire ed assicurare una migliore e più efficace capacità di risposta ai bisogni dei cittadini (più territorio), ma la sanità, nel Molise, è stata ed è considerata un centro di potere, politico ed economico, che ha negato in tal senso, qualsiasi interesse al bene salute dei cittadini molisani.
Questo disastro, finita la vendita di “fumo” da parte del “padre padrone” molisano, è il risultato della pessima gestione che noi molisani abbiamo ricevuto, non in eredità, dal “principe” della sanità molisana.
Se i cittadini pagano due volte, i lavoratori del settore pagano tre volte: con l?inasprimento delle tasse, con carichi di lavoro ormai diventati insopportabili e con i fondi contrattuali pesantemente ridotti.
Se fosse vera l?assunzione di responsabilità da parte del Presidente della Giunta, nonché Commissario ad acta, di fronte al Consiglio regionale del Molise e ai molisani, allora le dimissioni sarebbero l?atto coerente con essa e rispetto a questo tsunami abbattutosi sui cittadini, sulle imprese, sui lavoratori e sui pensionati molisani.
La favola ha avuto termine. Ma non è un né un bel, né un buon finale.
E i molisani continueranno a vivere infelici e arrabbiati."
Guglielmo Di Lembo - S.G. FP Molise
L'Asrem fa ancora ricorso al lavoro interinale.
Lo fa solo nella ex Zona di Termoli che, per pura coincidenza, è anche la città dove, domenica 12, si è svolto il ballottaggio a Sindaco. E lo ha fatto dopo che si era impegnata a non farne più ricorso, anche perché le motivazioni sono ritenute contro-legge e contro-contratto.
In questo modo, peraltro, non si contribuisce alla riduzione della spesa complessiva in quanto tale ricorso costa, alle nostre tasche, il 20% in più.
Scarica il comunicato della segreteria FP Molise
Elezione del rettore, il Prof. Ceglie a sorpresa si ritira dichiarando che: "Non c'è democrazia"
“Autonomia universitaria e democrazia accademica”, è il titolo del programma del Prof. Andrea Ceglie, Ordinario di Chimica Fisica, presentato nel corso dell’Assemblea Elettorale di Unimol per il rinnovo del Rettore tenutasi giovedì 8 aprile.
Ma, a sorpresa, il Prof. Ceglie ha annunciato, nel corso del suo intervento, di ritirare formalmente la sua candidatura ed ha invitato il Prof. Giovanni Cannata a fare lo stesso passo.
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VII Congresso Regionale della CGIL Molise
Erminia Mignelli confermata Segretaria Generale della CGIL Molise con una ampissima maggioranza: 54 votanti, 49 a favore 5 voti contrari.
Continua il dibattito in Consiglio Regionale sul Bilancio.
Questa è la notizia di prima pagina della stampa molisana cha evidenzia la gravità della situazione confermando le osservazioni di metodo e di merito che la CGIL ha fatto con una lettera aperta il 28 Dicembre. Con quella nota si rilevava che il Documento di Programmazione Economico Finanziaria 2010 redatto dalla Presidenza e dall’Assessorato alla Programmazione della Regione Molise la Cgil era stato recapitato, ancora una volta, con grave il ritardo. Una modalità inaccettabile, si diceva nella nota, che, come evidenziato negli anni passati, svilisce il sistema della relazioni istituzionali e toglie valore al Protocollo di Intesa siglato il 19 marzo 2007 tra il Presidente della Regione Molise e il Partenariato Socio-economico.
Leggi la nota della CGIL Molise
E il Bilancio della Regione contestato nel metodo dalla stessa maggioranza.
Il Documento di Programmazione Economico Finanziaria 2010 redatto dalla Presidenza e dall’Assessorato alla Programmazione della Regione Molise la Cgil è stato recapitato, ancora una volta, con grave il ritardo. Una modalità inaccettabile che, come evidenziato negli anni passati, svilisce il sistema della relazioni istituzionali e toglie valore al Protocollo di Intesa siglato il 19 marzo 2007 tra il Presidente della Regione Molise e il Partenariato Socio-economico.